La palla numero otto in buca. Per ultima.

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Ultimamente, ho riflettuto a lungo (!) su questo pazzo, pazzo, pazzo concetto della decrescita felice ovvero quella questione che riguarda (praticamente solo) i manager milanesi che stanchi della loro vita affollata e accelerata da manager milanese decidono di andare a decrescere felicemente su una barca a vela, con la conseguenza, tra le altre, di aver ingorgato il Mediterraneo, come il G.R.A. nelle ore più crudeli.
Si decresce – a questo punto da ex manager milanesi – nelle isolette greche, iper connessi, iper sponsorizzati, belli, magri, abbronzati, ricchi e felici.
E graziearca’…

bomboloIo, di mio, sto tentando di sviluppare un nuovo, gagliardissimo movimento di pensiero: il downshifting sentimentale, la decrescita felice del cuore, la liberazione dall’oppressione dell’amore: l’amore è come il capitalismo, l’amore è come la scarlattina, l’ultima ad averla, veramente, avuta è stata Beth di Piccole Donne e non è finita tanto bene, l’amore è come un rutto acido.
Bisogna lavorare perché l’amore si trasformi da arma di distruzione di massa delle nostre menti a “scansate, bello, ciò da fa’…”
Parafrasando Wikipedia, la decrescita sentimentale potrebbe configurarsi come la scelta da parte delle donne di giungere a una libera, volontaria e consapevole autoriduzione dell’amore, con un minor impegno in termini di ore dedicate al controllo dell’ultimo accesso dell’amato bene su WhatsApp, a “casuali” passaggi sotto casa del suddetto e presso locali notturni da lui frequentati, alla ricerca smaniosa della targa giusta su auto corrispondente a colore e modello del nostro (la mia difficoltà, per esempio, sta nel fatto che i miei ultimi 53 ex fidanzati hanno tutti la stessa macchina, tutti dello stesso colore, non capisco, e Paolo Fox non ha saputo ancora darmi una risposta in merito. Fortunatamente, trattasi di vetture spalmate in ogni luogo d’Italia. Sì, ho una vita sentimentale abbastanza intensa…), alla decrittazione di oscuri messaggi e “cosa avrà voluto dire con quel mi piace sul mio status”, di cui è lastricata l’accidentata via delle nostre vite.
Perché, sì, ammettetelo, dite tutte la verità: siete delle stimate professioniste, donne meravigliose, di buon successo, belle topine, ma niente, non c’è niente da fare, quel mi piace sul Facebook genera sgretolamenti, palpitazioni e dibattiti con le amiche più lunghi e complicati delle sedute parlamentari per l’approvazione della Legge Finanziaria che-non-si-chiama-più-così-ma-non-ho-voglia-di-andare-a-controllare!
Insomma, sapete cosa accadrebbe decrescendo sentimentalmente, decidendo che l’amore non può essere uno stile di vita? Si godrebbe di maggiore e migliore tempo libero, in cui fare cose tipo pianificare la conquista del mondo, scoprire l’origine dell’Universo, sintetizzare molecole anche a fini ludici, rammendare il buco nell’ozono, trovare la cura per il raffreddore.
E questo lo si farà in barca a vela. Nell’Oceano. In solitario. Che si fa più fatica ad incontrarsi.

P.S.
Sto rivalutando anche l’efficacia e la pulizia dei matrimoni combinati: i nostri genitori non sceglierebbero mai un idiota per noi.
Noi sì.

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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2 risposte a La palla numero otto in buca. Per ultima.

  1. Jim ha detto:

    Interessante prospettiva: il downshifting sentimentale dovrebbe essere prescritto dal medico almeno una volta nella vita, nello specifico quella volta in cui ai sentimenti si dedica troppo. Una sorta di relax mentale -temporaneo, si intende- per cui le persone almeno una volta si possono rendere conto di quanto di bello ci sia in una vita priva di sentimenti. Per poi poter tornare indietro quando ne sentiranno la mancanza.
    Complimenti per il tuo blog! 🙂
    P.S.
    Il tuo p.s. è oro che cola.

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