Io sono un bluff: il manuale d’amore avrebbe dovuto scriverlo mio cugino Andrea.

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Buongiorno,
mi trovo mille chilometri più in basso del solito, a casa di mamma e papà, dopo traslochi e ingorghi non solo autostradali, dopo aver affollato la mia testa di farfalle come non mi capitava da tempo, adesso ho il mio mare, quello che di fronte c’è l’Albania, l’unica cosa che mi sappia davvero calmare.
Il mare, non l’Albania anche se non escludo che, un giorno, possa calmarmi anche l’Albania.
Le “vacanze”, ammesso che quest’anno si possano chiamare così, perché saranno piene, pienissime di persone, di lavoro, di pensieri, di desideri e di stelle da rialzare da terra, sono soprattutto il momento in cui vivo con i miei cugini.
Il termine cugini è significativamente ed affettivamente limitato perché noi quattro, i miei due cugini Andrea e Stefano e il mio fratello legalmente riconosciuto Luca, siamo sempre stati fratelli e amici soprattutto, abbiamo fatto mille cose, ci siamo amati, odiati, ci siamo allontanati e ritrovati, abbiamo fatto mille puttanate ma, alla fine, esiste una dimensione del noi così d’acciaio che nessuno mancherà mai all’appello, qualunque cosa accada, come quando da piccoli eravamo una banda di canaglie a Torre Chianca e in Piazza Salerno a Lecce.
Vabbe’ ma non volevo dirvi questo, di Andrea volevo parlare soprattutto e del suo essere maestro di vita e d’amore.
Ieri, uscita io e lui da soli, Andrea ti prego ti devo chiedere un consiglio, ho bisogno di parlare, ascolta, faccio sempre cose, non mi capisco, non capisco, che dico, che faccio, ma se io, ma se poi, ma come faccio a capire se, tu che bevi, buono il Petrus, ha un retrogusto di finocchietto, sì meglio dell’Unicum anche se oggi mi ha salvato dalla frittura, io prendo la solita birra, certo che queste industriali fanno schifissimo quando ti abitui alle birre artigianali, vai al concerto dei Depeche, mi fa strano vederli vecchi, Andrea mi manca la dimensione della costruzione, son frettolosa, farò i gattini ciechi, lascio stare, no, Barcellona, Milano, quante volte ho deciso di andare via da Milano, la vita strana, Alberto è l’unica cosa che davvero conti, sì ma io non ci capisco niente delle faccende di amore e affezione, provo dell’affetto, voglio bene, sono affetto, sono malato, dove sta la differenza?
Simo, tu non capisci un cazzo, non hai mai capito un cazzo, allora, ti spiego, se è sì, lo è in molti modi, se è no, non c’è scampo, guarda che le altre persone sono piene di cazzi sai, stai calma, respira, ma com’è che in 40 anni meno 3 non hai ancora imparato a respirare, ti ricordi quando eravamo piccoli, ti ricordi quella volta che, certo che ti ricordi, ecco sempre così sei stata, sguscia fuori da quella testa dura, stai lenta, stai zitta un momento, madonna ti ucciderei, camminiamo un po’, dove mi hai portato, io non volevo vedere nessuno, qui è pieno di gente, ma davvero ti danno dei soldi per scrivere manuali d’amore? Se ti sentissero stasera…
Andrea non mi dà consigli da femmina e questa è una cosa che, alle volte, salva la vita…
Ah, le femmine che palle…
Piccole cose che ti ubriacano la vita: long walks and intimate talks.

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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