Señora mia e il primo bacio che non ha mai dato.

Una frisella sul mare - copertinaÈ uscito un bel libro che, a mio modestissimo parere, dovreste tutti leggere, acquistandolo prima, s’intende…
Nel libro, oltre ai preziosi contributi di valentissimi raccontatori, c’è anche un raccontino di una misteriosa dama di nome Señora mia che si è svelata, nella sua reale identità, a me e pochi altri.
Señora mia si trasferì a Madrid dalla Galizia negli anni 80 e subito divenne protagonista della movida con il suo amico regista Pedro, negli anni 80, e i cinefili sanno che molto spesso è comparsa anche nei suoi film, poi si è trasferita a Los Angeles dove faceva la controfigura delle più grandi attrici perché, come dice ancora oggi di se stessa “di me amate il riflesso, il ricordo che sale dalle cose”, come le insegnò il suo pen friend Andrea Pazienza.
Di Señora mia si ricorda l’appassionata storia d’amore che, nei suoi anni newyorkesi, la legò ad un giovane ed emergente Vincent Gallo.
Señora mia è la migliore amica di Frida Sunrose, un’eccentrice Lady inglese, originaria di Manchester, autrice di alcuni testi per Morrissey che hanno fatto la sua fortuna, al punto da lasciare l’umida Albione e trasferirsi nell’umido Salento, giusto di fronte Helen Mirren, dalle parti di Tricase.
Ma quella di Frida Sunrose è un’altra storia che presto racconterò.
Señora mia, Frida Sunrose e Helen Mirren, in questo momento, sbriciolano insieme origano con cui insaporire le loro frise e progettano enormità per il futuro.
Ecco, il suo racconto.

Il primo bacio che non ho mai dato.

Danilo è stato il primo ragazzo che non ho baciato.
Dodici anni, grassa, molto grassa, tipo con le cosce che sfregavano l’una contro l’altra e, con il caldo, mi veniva tutta un’irritazione rossastra e bruciante.
Dodici anni, grassa e già ostinatamente in cerca dell’amore, guardavo la tv per cercare di capire il meccanismo esatto, la dinamica di un bacio, cosa succedeva dentro quelle bocche.
D’estate, stavo a Torre Chianca con i miei nonni.
All’epoca, Torre Chianca, era soprattutto l’odore del cibo: i cornetti caldi al mattino del bar sul mare, le melanzane fritte e affogate nell’aceto, il polpo fritto, il pane fatto in casa, i calzoni alle sei del pomeriggio.
E io che mandavo giù tutto, senza farmi domande.
Ma Torre Chianca era anche quel posto dove se sei sulla spiaggia e guardi a sinistra, verso Brindisi, vedi una specie di centrale nucleare che sta lì da trent’anni e che ha stuprato le campagne, il mare e la gente che si è ammalata mentre se guardi a destra vedi ombrelloni e stanati, gente che grida, gente che mangia, le rotonde sul mare, cose di famiglia, calippi, panini con la frittata, pance, gente unta, culi, molti culi.
Torre Chianca è gioia e rivoluzione.
È un rock’n roll suonato con una batteria di pentole.
Torre Chianca è la tramontana e il bagno dopo tre ore che hai mangiato.
Torre Chianca è la festa di Sant’Oronzo che arriva e si ritorna in città.
Un giorno di quell’estate, al bar Simone, davanti ad un video gioco di cui ero modestamente campionissima, il Circus Charlie, incontrai Danilo, bambino di rara bruttezza ma che voleva avere a che fare con me, Antonia, bambina di rara grassezza.
Ci demmo appuntamento per la sera seguente.
Tornata a casa, mi guardai allo specchio: ero davvero troppo grassa ma era troppo tardi per dimagrire così decisi di puntare tutto sul mio viso e cominciai ad impastarmi la faccia con un barattolo intero di crema nivea sperando che facesse non so quale miracolo e restituisse al mio volto quella bellezza che l’età e gli ormoni ancora mi negavano.
Io volevo essere bella, era davvero l’unica cosa che mi importava e lo volevo in fretta.
È più facile volere bene ad una persona bella.
Volevo essere bella ed essere baciata, non volevo altro e mi sembra un desiderio legittimo
per una adolescente grassa, d’estate a Torre Chianca.
Le mie compagne di scuola, quelle belle per l’appunto, avevano già baciato e, sinceramente, dai loro racconti la cosa mi sembrava più che disgustosa.
In verità, ancora oggi il bacio mi pare una pratica temeraria e foriera di guai.
In genere, il bacio è il momento che rovina sempre tutto e, in un attimo, quella che poteva essere una tranquilla e onesta vita di periferia, si trasforma in una roboante e sudata tragedia che, comunque vada, non finirà mai bene.
Ve l’hanno già detto che l’amore, così come Babbo Natale, lo hanno inventato i fottuti yankee per questioni di marketing?
L’amore e Babbo Natale sono la stessa cosa: state per anni ad aspettarli e tutti congiurano contro di voi per farvi credere che esistano e risolvano le vostre vite e poi, una mattina, vi svegliate e non è vero niente e accanto a voi c’è un estraneo che, magari, assomiglia anche a Babbo Natale ma non vi regala un bel niente e, anzi, controllate le sue tasche quando finalmente andrà via, potrebbe averci nascosto la vostra argenteria.
Insomma, Danilo, bambino di rara bruttezza e Antonia, bambina di rara grassezza, si diedero appuntamento per la sera seguente, dietro al bar di Simone.
Mio cugino Andrea, con la grazia e la leggerezza che, tutt’ora, lo accompagnano, mi disse: “Ti si vuole fare, sicuro”.
Io pensai: “Danilo, ti amo”.
Ho sempre fatto tanta confusione, io.
E allora mio cugino disse ancora: “Sicuro, ti si vuole fare”.
Così, per non lasciare nulla di non detto, per togliere ogni mistero.
Fare sì ma cosa?
La lettura ossessiva e compulsiva di Cioè non mi aveva mai aiutato anzi mi aveva piuttosto confuso le idee perché non mi sentivo ancora di escludere del tutto la mancanza di nesso tra baci e gravidanze indesiderate.
E pensavo a quanto poteva diventare grassa una dodicenne grassa e indesideratamente incinta.
E, poi, mi misi ad aspettare, scoprendo per la prima volta che la cosa davvero bella delle faccende dell’amore è l’attimo prima perché, poi, quando succedono, quando diventano reali non le puoi più riscrivere, non puoi più farle andare come avresti voluto tu.
Camminai avanti e dietro sul lungomare e, poi, verso il bacino che è un laghetto di acqua gelida e dolce, camminavo velocemente e sudavo, sotto al sole, e ad ogni passo mi batteva il cuore: un passo, un battito, un passo, un battito.
Intorno a me, la tipica e festante umanità di Torre Chianca gridava cose, lanciava cose, faceva cose e io ero tutta piena d’amore per il primo bambino che si era interessato a me.
Poi, un signore piuttosto anziano davanti a me, piegato su se stesso, sulla sua vita e sui suoi sandali di gomma, ha cominciato a sputare preghiere, fuori dai denti marci, con una tale violenza che sembravano quasi bestemmie, con la bocca aperta: respiro, Gesù, maria, respiro, Gesù, aiutami tu.
E io che pensavo: “ascoltatelo, vi prego fatelo, e visto che vi trovate, ascoltate anche me, non mi abbandonate, per favore”.
Poi, avevo pensato che forse stavo facendo peccato a chiedere quelle cose a Gesù e che magari sarei potuta finire all’Inferno che stava sotto i piedi miei e del signore con i sandali di gomma e le preghiere che sembravano bestemmie.
Quella sera Danilo non si presentò al bar Simone, mai più si presentò Danilo, forse Danilo non è mai esistito, forse era un caso di fidanzato immaginario e lo volevo così tanto da aver convincere anche mio cugino della sua esistenza.
– Evidentemente non ti si voleva fare abbastanza. Mi fece notare lui, con il solito squisito garbo e l’apprezzabile eleganza.
Ero triste, di una tristezza nuova che mi girava nella pancia, una cosa mai sentita prima.
Ma non dovevo piangere: io piangere? E per chi poi? Per Danilo, bambino di rara bruttezza?
No.
Poi, sentì alle mie spalle uno scampanellìo conosciuto, un suono che sapeva di casa e salvezza.
– Alò! Sentì dire, il saluto in codice: il nonno!
– Nonno! Gli corsi incontro mentre lui frenava la sua bici rossa, rotta in mille pezzi e sempre riparata con un nastrone adesivo verde.
– Beddhra mia. Mi fece lui e si spostò per farmi salire sulla canna della bici.
E cominciò a pedalare verso casa.
A che mi servivano gli altri uomini se io avevo il nonno?
Poi, il primo bacio, se a qualcuno può interessare, l’ho dato, più tardi, molto più tardi, a sedici anni a casa del mio amico Emanuele, ma non al mio amico Emanuele, anche se per farmi la grossa e non sentirmi per sempre quella bambina grassa di dodici anni, alle mie compagne di scuola raccontavo di aver dato il mio primo bacio a Danilo, bambino di rara bruttezza che mi si voleva fare, a dodici anni a Torre Chianca.

Danilo se ti riconosci in questo racconto, anche se sei ancora un bambino di rara bruttezza, quella piccola dodicenne di rara grassezza quel bacio te lo vorrebbe ancora dare…

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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2 risposte a Señora mia e il primo bacio che non ha mai dato.

  1. zzarkino ha detto:

    Complimenti per il blog 😉 vorrei chiederti un parere su di un racconto se ti va scrivimi a zzarkino@yahoo.com ti aspetto 😉

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