Ho scritto un racconto su 357 foglietti, tutto in stampatello come al solito, e si intitola: la tabellina del nove. Grazie a tutti.

tumblr_mnfqa9aVA11qz6f9yo1_500All’improvviso, mentre facevano l’amore le era venuto in mente che non ricordava la tabellina del nove.
E si era fermata.
Si era fermata dentro, se mai s’era mossa, fuori era tutto uguale, come sempre, gridolini, mi piace, sì quanto mi piace, ancora sì.
Lui continuava a spingere e sbuffare – oh bambina, bambina, bambina.
Ma lei era lì, seduta nella sua classe delle elementari e non riusciva a ricordare la tabellina del nove.
– Bambina, bambina, bambina, mi fai impazzire bambina! Lui continuava per la sua strada.
A lei faceva impazzire di non ricordare la tabellina del nove.
No, signora maestra, non la ricordava la tabellina del nove, no.
9×1 = 9.
9×2 = 18.
9×3 = 27.
E poi? 9×4?
Era lì che cominciava ad incastrarsi tutto.
Era stata lei a volerselo addosso e, prima, quando tutto era cominciato, aveva cercato un abbraccio perché il suo maledetto istinto di femmina le faceva sempre cercare un abbraccio, si era lanciata contro il suo corpo e aveva sentito il cuore di lui battere sulla sua testa e giù l’erezione che spingeva e tra un po’ si sarebbe presa tutto, mettendola in disparte.
Odiava fare quell’effetto agli uomini ma la cosa che più odiava era che gli uomini non facevano lo stesso effetto su di lei.
La tabellina del nove…
Quanto diavolo faceva 9×4?
Sì, ok, aveva capito, era la sua bambina e lo faceva impazzire ma lei non aveva alcun merito: stava facendo tutto da solo.
Ma era la quarta elementare quando aveva studiato la tabellina del nove? O la terza?
E come si chiamava quel bambino stronzissimo che le piaceva tanto?
Non ricordava più nulla.
Se solo questo l’avesse lasciata un po’ in pace, mio Dio, quanto si stava agitando e che cosa era mai?
La sua amica Caterina era incinta, le sembrava felice, l’aveva sempre avuto l’istinto della mamma, era bello condividere l’appartamento con lei, all’università, le faceva sempre da mangiare.
Stefano era un bravo ragazzo, sarebbe andato tutto bene, se solo lei l’avesse smessa di andare a letto con chiunque.
Lei diceva che non erano mai abbastanza, li amava tutti, era fatta così!
Ma avrebbe portato sfiga pensare ad un’amica incinta mentre si faceva fare l’amore? Le sarebbe venuta una gravidanza emotiva? Era una cosa che si poteva trasmettere con il pensiero?
Lei con un bambino? E cosa ci avrebbe fatto?
Non avrebbe saputo neppure insegnargli la tabellina del nove…
A proposito…
Sì, sì, lui era sempre lì, ok, si sarebbe girata, certo, piaceva anche lei così, almeno non avrebbe dovuto fare troppi sforzi per evitare il suo sguardo.
Oddio, che cosa stava facendo? Dove andava con quella lingua? Se l’era passato il rasoio quella mattina? Non le importava perché tanto questo qui era già spacciato, finito, condannato a morte.
Provava un certo fastidio ad avere estranei nel letto, faceva fatica a dormire anche con la sua migliore amica, ma quello che non sopportava davvero era di dormire con qualcun altro, soprattutto se ci aveva appena fatto sesso, non dormiva, non riusciva, il suo cervello lo riconosceva come un corpo estraneo e non lo accettava, lo rifiutava e scattavano tutte le procedure di espulsione.
Le capitava nel cuore della sua notte insonne di fissare l’estraneo cavaliere e pensare – ma chi sei? Ma che vuoi? Un letto non ce l’hai?
Più di tutti, odiava quelli che, al mattino, pretendevano che lei preparasse il caffè, come se non gli avesse dato già abbastanza.
La sua strategia consisteva, in genere, nell’andare lei in casa degli altri, aspettare che il sonno li portasse via e poi fare fuga: era una gatta, non aveva mai fallito!
A volte, però, quando le era capitato di sentirsi innamorata, perché era capitato anche a lei, per ovviare alla notte comunque insonne nonostante l’amore, si alzava dal letto e preparava una torta, una torta vera con gli ingredienti veri e tutte le cose fatte bene.
Pensava che preparare un dolce vero era una cosa molto simile all’amore e alla cura che bisognava averne, invece il sesso era come usare i composti già pronti del supermercato: apri la busta ed è fatta, velocemente, senza investimenti, senza spargimenti di sangue.
Oddio, questo le stava sudando addosso, gocciolava da far schifo e cominciavano anche a farle male le ginocchia.
Merda, era la più grande onlus dell’amore: santa subito, cioè no, santa con calma ché magari c’era ancora qualche speranza.
Dopo le torte, poi, le sue storie erano finite e lei non prevedeva finali lieti: le sue fini, tutte le fini dovevano essere atroci altrimenti non finiva proprio un bel niente.
Sentirsi ogni tanto dopo essersi lasciati era fare come se non fosse successo mai nulla o fosse successo di meno.
Non funzionava così per lei, bisognava odiarsi dopo aver amato: era la sua regola.
Per lei era impossibile, una storia d’amore che finiva non prevedeva belle acconciature e vestiti stirati, una storia d’amore che finiva erano cuori strappati e i loro brandelli annegati in fiumi di alcol.
A proposito di abiti stirati, una volta, davvero, uno le aveva anche chiesto di stirargli una camicia e lei, stranamente, aveva acconsentito, ma questo le stava addosso – stai attenta al collo, stai attenta ai polsini, attenta alle pieghe.
Dopo due minuti quella camicia volò fuori dalla finestra e lui fuori dalla porta: stava stirando una fottuta camicia mica la divisa di un supereroe.
Gattina? L’aveva chiamata gattina?
Un’altra volta, stava con uno che frequentava solo per il bagno che aveva in casa e per le bottiglie di champagne nel frigo.
E la mortadella, sì, era pieno di mortadella, non sapeva perché: champagne e mortadella.
Ma il bagno era davvero il bagno per una che voleva l’abito bianco e il lieto fine.
Fece molte fughe, lo tirò scemo per due mesi e, dopo due mesi e un giorno, quel bagno ebbe davvero un abito bianco e un lieto fine ma dentro non c’era lei, ovviamente.
Sì, va bene su un fianco così si sarebbe riposata un po’.
Lei non poteva scegliere! Era una vita che stava sempre con lei: usciva con lei, cenava con lei, andava al cinema con lei ma la parte peggiore era quando si sbronzava con se stessa e poi rimaneva sola a guardare il cellulare.
Era lei a meritare qualcuno che guardasse in continuazione il cellulare in attesa di un suo messaggio, si meritava il refresh ossessivo e compulsivo sulla pagina della posta elettronica!
Questo si meritava!
Forse, era colpa del karma e dei mille temerari motivi che le avevano fatto lasciare gli uomini?
Uno l’aveva lasciato perché aveva pochi capelli, uno perché si rifaceva le sopracciglia, uno perché era troppo educato, uno perché una voce nel suo cervello glielo aveva ordinato, uno perché aveva delle scarpe di merda, uno perché non litigava mai con nessuno e quindi era sicuramente un sociopatico.
Insomma, tutti motivi ben validi.
Gattina? Ancora? Dici a me? Come? Dici a lei? A LEI?
Povera, quante gliene aveva fatte passare, avrebbe dovuto chiedere scusa alla sua gattina, come la chiamava questo.
Ma come si fa a chiamarla gattina?
Mah…
Sì, basta, le avrebbe chiesto scusa!

Scusa se ti ho sempre usata per sentirmi meglio e poi, invece, ci siamo sempre sentite peggio;

scusa se ti ho fatto conoscere tanta gente sbagliata;

scusa se tante volte ho fatto finta di non conoscerti;

scusa se tante volte ho fatto come se tu non fossi mia;

scusa se tante volte ti ho fatto fingere;

scusa se tante volte ti ho fatto fare cose che non avevi voglia di fare;

scusa se tante volte non ti ho ascoltato;

scusa se non ti ho fatto compagnia;

scusa se non ti ho mai portato fiori o dal parrucchiere;

scusa se ti ho depilato come un gatto egiziano;

scusa se non ti ho guardato abbastanza;

scusa se ti sono ingrassata intorno;

scusa se non ti ho fatto dormire quando avevi sonno;

scusa se questo t’ha chiamato gattina…

No, no, non diceva a lui, non stava parlando con lui, voleva solo che continuasse a fare quello che stava facendo e la facesse finita però doveva andarci un po’ piano con le sue gambe, era vero che era messa bene ma aveva pur sempre 36 anni.
36 anni…
36…
9×4 = 36!

Si sarebbe dovuta amare di più ora che cominciava a ricordare la tabellina del nove.

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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