È mai possibile, o porco d’un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte in grandi puttane?

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SCENA 1.  CASA CARLA – STUDIO. INT/G.
CARLA SCRIVE AL COMPUTER E RILEGGE AD ALTA VOCE  QUELLO CHE HA SCRITTO.

Prima di scrivere questo post, ho lavato un centinaio di piatti.
Non scherzo.
Anche se erano già puliti, li ho tirati giù e li ho lavati: avevo bisogno di pensare.
Poi, dopo aver pensato, ho messo un rossetto, rosso rossissimo, e mi sono versata un bicchiere di vino bianco.
Credo che sia il bicchiere di vino più necessario della mia inutile vita.
E adesso sono qui, truccata e sbavata, pensando che, umanamente e professionalmente, la donna che sento più vicina è Fiordaliso:
“Vorrei due ali d’aliante
Per volare sempre più distante
E una baracca sul fiume
Per pulirmi in pace le mie piume
Un grande letto sai
Di quelli che non si usan più
Un giradischi rotto
Che funzioni però
Quando sono giù un po’”.
Non voglio mica la luna io…
Mentre stamattina camminavo, diretta verso il mio tavolo preferito, quello dove tanto ho scritto, letto, mangiato, bevuto caffè americano, controllato compulsivamente mail e Facebook, dove ho firmato il contratto di agenzia con Monica e Simone, dove ho parlato con il mio amico Francesco del libro che più conta per me, ecco mentre andavo verso quel tavolo, mi sono accorta che stavo passando da un certo angolo di Milano.
L’angolo dove, per la seconda volta, ti ho incontrato per caso.
La prima volta che ti ho incontrato per caso eravamo ad altre latitudini e altre luci e, anche lì, abbiamo girato l’angolo ed eravamo noi.
Quell’angolo di Milano è vicino casa mia, è l’angolo di una grande piazza, all’esatta metà tra due porte della città.
E, all’improvviso, mi è risalito tutto in gola.
Ho pensato che vinci sempre tu.
Ho pensato che sono passati due anni e ancora un ricordo, il tuo ricordo, mi sorprende e mi prende a calci nel culo, letteralmente.
È inutile: così stanno le cose, si fermano, stanno lì in agguato, aspettando, sulla riva del fiume, che passi il tuo corpo esanime.
Vallo a dire a quelli che ci sono stati dopo di te, che si incazzavano e ancora si incazzano con me perché pensano sia una stronza e invece è con te che dovrebbero prenderserla.
Non sono io ad essere stronza, sei tu ad essere ingombrante.
Vallo a dire a loro che io tutto quell’amore non ce l’ho più.
Non solo hai rotto le palle a me ma anche a tutti i miei ex fidanzati/ex amici particolari/ex qualche cosa, che danno che sei e che sei sempre stato!
Spiegaglielo che davvero io non ci posso fare niente se sono venuti tutti dopo di te.
La vita non è famosa per il suo tempismo.
E, a quell’angolo, mi sono resa conto che, in questi anni, ogni volta che baciavo qualcuno eri te, ogni volta che chiedevo a qualcuno di stare con me, lo chiedevo a te, quando sbattevo qualcuno fuori casa, era te che cercavo di mandare via.
Con grandi risultati come puoi vedere.
È sempre stato il tuo sguardo quello che ho cercato e, alle volte, nella mia follia, davvero mi sentivo osservata.
Non fare quel mezzo sorriso sbuffoso, per favore, più di tutto odio quell’angolo della tua bocca che si arriccia sotto al baffo.
Maledetti baffi…
Davvero, sono sincera, nonostante tutto (nonostante cosa, poi?), il brutto più brutto con te è sempre stato più glorioso, bello ed epico del bello più bello che chiunque altro abbia tentato di darmi.
Ma tant’è.
Però, per favore, spiegaglielo tu a tutti gli altri che io non sono così, spiegaglielo a tutti gli altri che l’amore che sono capace di dare veramente non lo hanno mai avuto perché ce l’hai ancora tu.
Tienitelo pure, non saprei cosa farmene, mi bastano le mie parole e il mio egocentrismo, ora come ora.
Ci campo di egocentrismo.
Infatti, come vedi, non ti cerco, non direttamente, non ti scrivo nessuna mail, l’ultima che tu mi hai mandato rimarrà per sempre senza risposta perché la risposta è questa: non potrò mai più avvicinarmi a te perché non ho idea di come fare, poi, per riuscire ad andare via di nuovo.
Leaving Milano è anche andare via dalla città che è nata con te.
Ti prego, non cercarmi mai più, neppure a Montauk, vai in un posto irraggiungibile, toglimi ogni speranza, perché sapendo che tu esisti, che sei lì fuori da qualche parte, io non avrò mai pace fino a quando non sarò riuscita a dirti addio.

Dalla sceneggiatura di “Questo film non è autobiografico”, per cortesia dell’autrice che, per questioni di pudore, preferisce non comparire.
Siate comprensivi.

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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3 risposte a È mai possibile, o porco d’un cane, che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte in grandi puttane?

  1. olivia.civ7 ha detto:

    Che bello il tuo blog… davvero piacere di averti trovata!
    la prossima volta che ti serve pensare vieni a casa mia, ti presto i miei piatti da lavare… 🙂

    olivia – http://www.civediamoallesette.com

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