5 novembre 1955

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Il mio amatissimo Michele oggi è partito per Parigi per ricongiungersi con un altro amico, Francesco, che insieme ad altri soci italiani ha aperto il locale più figo della città, il Marcovaldo nel Marais, e hanno organizzato, per la seconda volta, il concerto parigino di quella meraviglia di Dente, al secolo Giuseppe Peveri, che, quando ero schienata per il mio Satana stropicciato, mi cantava Buon Appetito nelle orecchie, mentre vagavo per Milano e mi faceva sempre piangere, ma piangere bene però.
Io ho amici molto fighi ma anche amici molto stronzi: Michele e Francesco sono belli belli in modo assurdo, anche se entrambi hanno, variamente, subito la follia del mio cervello.
Il mio amatissimo Michele, ieri, in un pomeriggio domenicale che non preannunciava niente di buono, mi ha movimentato la vita e, inaspettatamente, mi ha portato in un posto di Milano dove non ero mai stata: il deposito veicoli rimossi in via Messina 50.
La cosa meravigliosa è stata che, partendo dalla Stazione Garibaldi, a piedi, ad un certo punto deviazioni e follie urbanistiche varie ci hanno portato in un posto isolatissimo e, all’improvviso, vi giuro, un attimo prima eravamo a Gotham City e dopo due passi siamo caduti in un film di Kusturica.
Poco amichevolmente salutati da una muta di enormi cagnoni abbaioni, che non gli sembrava vero che ci fosse carne fresca e ben nutrita davanti a loro, siamo stati “salvati” dal proprietario degli stessi, altrettanto non amichevole, che campeggiava, poco lontano, con la sua famiglia tzigana.
Ovviamente, eravamo davanti alla tipologia zingaro che io tanto amo ma i suoi colori chiarissimi hanno impedito che me ne innamorassi e rimanessi per sempre con lui, in quel buco balcanico di Milano.
Michele a denti strettissimi, intimandomi di non muovermi, mi ha detto di stare calma, che avrebbe detto due stronzate al tipo e poi, lentamente, avremmo fatto la nostra uscita di scena.
Alle parole “lentamente uscita di scena”, la diva del muto che è in me si è svegliata, chiedendosi se fosse presentabile o meno.
Michele, il mio eroe, come fosse la cose più normale del mondo, ha chiesto al mio potenziale fidanzato le indicazioni per il deposito veicoli rimossi, indicazioni che ci sono state prontamente date, pur di farci sloggiare da lì, immagino, evitando di doverci mettere a tacere per sempre.
E così come ci eravamo persi, ci siamo ritrovati, come mi capita sempre quando sono con Michele: lo vedo che non so neanche dove mi trovo e come mi chiamo e poi lui mi fa respirare e mi segna l’indirizzo di casa sulla mano, rigorosamente dopo un paio di birre.
Poi, camminando abbiamo incontrato ancora persone gentilissime e, arrivati alla meta, lui ha pagato una multa spaziale perché è una minchietta imperiale, poi siamo andati in Via Paolo Sarpi dove, come al solito, ha cercato di spiegarmi tutta una serie di cose strane sul karma e sui pasticci che io combino ma facendomi sentire in buona compagnia perché Michele procede con il metodo dell’indagine comparata.
Siccome è un amico vero, mi fa esempi concreti di cazzate che ha fatto lui per farmi sentire meno bestia.
E ci riesce sempre, è un mago.
Era l’unico con cui potessi fare il viaggio in Grecia sulle tracce di mio nonno, due anni fa.
E lui è venuto con me e anche lì abbiamo fatto le peggio cose, forse un giorno le dirò, forse lo lascerò scritte, da pubblicare dopo la morte di entrambi.
Sarà meglio.
In ogni caso, eravamo entrambi alla ricerca di un padre da uccidere e quindi abbiamo pensato bene di cercare il “crocicchio” dove Edipo uccise Laio.
Seguendo le indicazioni di due tipi albanesi, recuperati nella più importante località sciistica greca (ovviamente, non saprei dirvi come ci siamo finiti, alla fine di luglio), nonostante ognuno di noi parlasse una lingua differente, non riconducibile ad unità, siamo riusciti a trovarlo.
Più o meno, nel senso che la zona era quella e noi abbiamo battezzato un incrocio di strade come il nostro “crocicchio”.
Abbiamo ucciso uno dei padri da uccidere e bona lè, avanti un altro.
Detto questo, si era in Sarpi a suggere luppolo e Michele, ad un certo punto, mentre la mia mente andava e veniva, mi ha comunicato che ora abbiamo una nuova missione:
DOBBIAMO INDIVIDUARE IL NOSTRO 5 NOVEMBRE 1955.
Il 5 novembre 1955 è il giorno del passato in cui, in Ritorno al Futuro, Marty McFly, Michael J. Fox, viene spedito dalla macchina del tempo di Doc e lì, proprio in quel giorno, c’è il grumo da sciogliere, la madre di tutti problemi, quelle cosa che crea il casino.
Sappiamo tutti, come va a finire, sappiamo tutti dell'”Ehi, tu porco levale le mani di dosso”, eccetera, eccetera…
Non è questo il punto.
Il punto è che, ora, siamo alla ricerca del nostro 5 novembre 1955 e quando lo troviamo gli facciamo un culo così, ci potete contare.
Michele, torna presto da Parigi, lo sai in dieci giorni quante ne posso combinare…

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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