Il terribile sciopero degli sceneggiatori. Un mio racconto per www.vicolocannery.it

 

Il terribile sciopero degli sceneggiatori del 2007-2008 mi ha cambiato la vita.

E nessuno potrà mai riscrivermela.

Non Joey, almeno.

Era l’unico che avrebbe potuto farlo.

Il terribile sciopero degli sceneggiatori ha cambiato anche la vita di Joey, in effetti.

Io sono Melissa e vi scrivo da Camera di Melissa – Interno Giorno – Melissa scrive al computer.

Fuori, c’è il sole e un odore di brioche calde entra dalla finestra ma io posso permettermi solo il loro profumo: se prendessi anche un etto, le mie costumiste si arrabbierebbero tantissimo.

Hanno creato degli abiti così belli per me.

Poi, in realtà, se proprio devo assumere delle calorie, preferisco bere del vino.

La finestra è aperta perché è maggio, è sempre maggio nel posto dove vivo, non conosco altri mesi.

Sono nuda.

Scusate, se vi sembro un po’ stramba è perché, sempre causa del terribile sciopero degli sceneggiatori di cui vi parlavo, non frequento più tanta gente, come un tempo.

A volte, mi sembra anche di aver dimenticato le buone maniere.

In altri tempi, per esempio, giammai mi sarei dedicata ad una conversazione, senza abiti addosso, come ora.

Io sono sempre stata una signora ben educata.

Il mio povero padre me lo disse anche in punto di morte, la morte che Joey aveva deciso per lui.

Cirrosi epatica o angina pectoris? Era stato indeciso, fino all’ultimo.

Joey odiava mio padre, con tutte le sue forze, e voleva dargli una morte dolorosissima e, per questo, aveva girato ospedali e case di cura per capire quale malattia facesse soffrire di più e, ai punti, aveva vinto la cirrosi epatica.

E aveva regalato a mio padre un bel fegato marcio, effetto collaterale di una lunga, appassionata relazione con la bottiglia, l’unica cosa a cui, in vita, fu fedele.

«Per adesso, studia: si conviene che una signora di ottima famiglia, come la nostra, riceva un’adeguata istruzione e una rigida educazione» disse mio padre.  E continuò: «Ma, poi, devi dimenticare tutto e lasciarti sposare: tu sei fatta per badare alla casa, badare a tuo marito e badare ai tuoi figli. Tu sei nata per badare, preparare drink e sorridere. Ci penserà tuo marito a darti una casa lussuosa e dei vestiti eleganti».

Mia madre mi guardava attraverso il suo vodka tini, il quarto della mattinata.

Quando rimanevamo da sole, io e mia madre, lei, biascicando ma sempre perfettamente vestita, aggiungeva: «Devi preparargli dei drink così buoni che gli facciano ricordare quanto possa essere dura la vita senza di te, devi essere necessaria e non ti curare se tuo marito deciderà di frequentare anche altri letti, lo farà, ma i tuoi drink devono essere così convincenti da farlo tornare sempre».

E si versava due dita di bourbon.

Anche mia madre ha trascorso una vita con la bottiglia: dapprima a cercare di non bere prima di sera, poi prima di pomeriggio, poi a cercare di non fare colazione con il gin.

Lei mi diceva sempre: «Bambina mia, non v’è nulla al mondo, davvero, nulla che non possa scomparire in un bicchiere di whiskey and soda. E, se fa resistenza, preparatene un altro».

Così, sono cresciuta.

Questa era la vita che Joey aveva scelto per me.

Scusate, ho davvero dimenticato le buone maniere, non mi sono ancora presentata adeguatamente.

Mi chiamo Melissa Neve Violetta Posey Runsmenthal e, se ve lo state chiedendo, sì, sono la protagonista di Destini Fatali.

No, non sono l’attrice che mi interpreta, sono proprio Melissa Neve Violetta Posey Runsmenthal e la vita che vedete passare sui vostri schermi è proprio la mia.

Tra le altre cose, quell’attrice neanche mi piace, ha un accento così marcato, campagnolo direi, ma, si sa, le vie del divano sono infinite per queste ragazzette di provincia con gli occhioni blu.

E un produttore, in verità, le sue scelte le fa soprattutto sul divano.

Senza polemica alcuna, per carità di Dio, figuratevi, non so neanche cosa voglia dire pensare, è un meccanismo macchinoso che mi richiede fatica e tempo.

Anche l’attrice che mi interpreta non ha dimestichezza con il pensiero ma, almeno, io non invecchio!

Io sarò per sempre Melissa Neve Violetta Posey Runsmenthal.

Io sono eterna, lei invece ha già 25 anni.

Che volgarità avere 25 anni!

Io non vivo se Joey non scrive cosa devo vivere.

Joey è lo sceneggiatore di Destini Fatali.

Lui mi ha cambiato la vita perché lui ha inventato la mia vita.

Cucina di Joey – Interno Giorno – Melissa in piedi, pensa, a voce alta, bevendo un bicchiere di vino mentre Joey è nell’altra stanza.

Fa un caldo insopportabile, più caldo che nell’eterno maggio del 1950.

E c’è un rumore infernale, più che nell’eterno maggio del 1950.

Joey è nell’altra stanza.

Come sono finita qui?

Anche Joey si è molto sorpreso quando ho bussato alla sua porta.

L’ho trovato in uno stato veramente orribile, non si lavava da giorni e la sua barba era lunga e incolta e, evidentemente, aveva bisogno di riposo.

Il terribile sciopero degli sceneggiatori ha avuto un effetto tremendo sui suoi nervi ma, devo ammettere, anche ritrovarsi alla porta la protagonista femminile della serie tv che hai creato, non aiuta.

Joey, Joey, il mio buffo, tenero bambino.

Ho aperto il suo frigidaire, in cerca di vino. È enorme, da poterci conservare l’intera cena per tutti i colleghi di mio marito Donald Michael Bishop Runsmenthal.

O ex marito, questo non lo so più.

Un altro degli effetti del terribile sciopero degli sceneggiatori del 2007-2008.

In verità, non so neanche che fine abbia fatto mio marito.

Prima della fine della nostra ultima puntata, avevo deciso di lasciarlo.

Nonostante i saggi consigli dei miei illuminati genitori, ero stufa dei suoi continui tradimenti, delle sue sbronze e dei suoi colleghi molesti.

Mi aveva addirittura dato della pazza quando il suo capo era stato carino, troppo carino, con me. Donald mi aveva detto che, a causa del mio cattivo carattere, avrei potuto fargli perdere il lavoro e, quindi, che male c’era a sopportare un po’ di paterne pacche sul sedere?

Paterne pacche sul sedere?

Che si fottessero lui e quel vecchio bavoso con l’attico sulla Quinta.

Lui e i suoi completi, tirati sulla pancia.

Nessuna pietà per quei bottoni.

Sigaro e whiskey, gli unici che non gli volessero male ma che, con calma, lo avrebbero ucciso.

Infatti, nella dodicesima puntata della seconda stagione, il porco è morto, stroncato da un infarto, mentre era a letto con una puttana.

Buon Dio, scusate il mio linguaggio, ma gli eventi degli ultimi mesi mi hanno molto scosso.

E ho lasciato le pillole per i miei nervi nell’ultima puntata della serie.

Bevo del vino, ce n’è una gran scorta in casa di Joey.

Amo lo Chardonnay italiano.

Mi mancano molto i miei figli, Francis Loupette e William Marcello, come Marcello Mastroianni, l’attore italiano.

Avevo visto un suo film, una volta, quando ero incinta e pensavo che sarebbe stato bello se Joey avesse messo Marcello nella nostra serie.

Alla fine, abbiamo deciso di dare il suo nome a mio figlio.

In quel periodo, mio marito, di giorno, guidava la fusione tra due colossi dell’industria petrolifera e, di notte, consumava tutto il suo carburante tra le abbondanti braccia di Eveline Grant, centralinista presso la sua compagnia. Divorziata.

Non la biasimo, poverina, era l’unico modo che avesse per tirare avanti decentemente: andare a letto con il mio generoso marito.

Divorziata, mio Dio, che cattive abitudini certa gente.

Il divorzio è una cosa da poveri, francamente, noi abbiamo delle case così grandi da non incontrarci mai, se non lo desideriamo, e quindi perché dare adito ai pettegolezzi, con una cosa così disdicevole e poco elegante come un divorzio?

Decisamente, una cosa da miserabili, sì.

La povera Eveline morì alla terza puntata della terza serie.

Un po’ me ne dispiacqui, in ogni caso lei mi faceva un grande favore, tenendosi mio marito qualche notte.

Potevo dormire meglio.

Delle indagini si occupò il detective Greamlyson.

Conoscevo l’arte della seduzione e conoscevo l’effetto che riuscivo a fare sugli uomini.

Iniziò subito tra noi, lo stesso giorno dell’interrogatorio, presso il Commissariato.

Del resto, non avevo tante occasioni per uscire da casa, tutta presa, com’ero, dalla mia perfetta vita di moglie di Donald e madre di Francis Loupette e William Marcello.

Nip, il detective Greamlyson, cioè, fu davvero un bel modo di passare il mio tempo libero.

Dopo l’interrogatorio, un drink all’Old Oak, sulla Marriet, e poi un altro drink, un altro ancora e molti altri, fino a lasciarne la scia, fino alla porta di casa.

Donald sarebbe rimasto fuori, per tutto il week end.

Aveva rimpiazzato la povera Eveline, molto velocemente.

In realtà, io volevo solo che la giustizia facesse il suo giusto corso.

Infatti, frequentare la mia casa divenne, ben presto, lavoro per Nip perché comprese che razza di manipolatore, pericoloso e bugiardo, fosse Donald: geloso e possessivo, incapace di ricevere un rifiuto, e la signora Eveline, proprio la sera precedente la sua morte, aveva dato a mio marito il benservito.

Nessuno lo avrebbe mai capito se Nip non avesse trovato la camicia di Don, sporca del sangue di Eveline, sul retro della nostra casa.

Era la prima volta che intervenivo sulla sceneggiatura.

Il mio Joey, quella mattina, dopo aver lavorato fino a tardi, si era risvegliato e aveva trovato qualche piccola variazione nei suoi fogli.

Lui aveva scritto che mio marito mi lasciava per Eveline, perché lei era incinta, aveva capito di amarla ed era stanco di vivere una vita che non gli apparteneva.

Sciocchezze! E la mia di vita? Potevo dirmi felice io?

Rileggendo la sceneggiatura, lo stesso Joey l’aveva trovata più efficace così e si era convinto di averla scritta lui stesso anche perché, la sera prima, aveva un po’ esagerato con la marijuana e i suoi ricordi non erano ben chiari.

Poi, le mie piccole modifiche avevano cominciato a rendere tanto, in termini di audience, che, alla fine, lui non si era posto più nessuna domanda.

L’intera America si fermava, il giovedì sera, per vedere Destini Fatali.

E io, senza dubbio, ero il personaggio più amato.

Però, all’ultimo momento, per un intervento del produttore, mio marito scampò la galera perché si scoprì un sordido complotto ai suoi danni e Nip fu traferito a Delawix, un piccolissimo paesello del Wisconsin.

Era un amante delizioso, il detective Greamlyson.

Il suo trasferimento fu fortemente voluto da Joey – è sempre stato così geloso di me – anche se poi questo diede il via ad uno spin-off di discreto successo, sulla vita di Nip a Delawix.

Se la meritava una serie tutta sua il detective Greamlyson.

Joey: il mio sceneggiatore, il mio Dio, l’autore di Destini Fatali.

“Mediocre televisione per massaie”,la definì il critico del «New York Television» ma non visse così a lungo da vedere le sue parole stampate perché morì, la notte stessa: la sua auto finì nell’Hudson.

Ignote le cause.

Joey Levitt: ci siamo conosciuti che lui era ancora uno studente del corso di scrittura creativa, alla Weiner University, e lui non sapeva ancora cosa fare di me.

Ricordo la prima volta che ci siamo visti.

Era per la tesina di metà semestre, in scrittura dal vivo, un corso in cui bisognava scrivere un soggetto su qualcuno che si era incontrato nella vita reale.

Nella noiosa vita reale.

Joey era in biblioteca ed entrò lei, la donna che poi avrebbe prestato le sue forme di carne alla fantasia del mio creatore e da cui mi avrebbe plasmato.

Era, in verità, una scialba studentessa del terzo anno, una che stava nel dormitorio femminile sulla Regency, e che lui aveva già notato da Billy’s, la caffetteria dove si incontravano gli studenti.

Quel giorno, però, un particolare, più di tutto, aveva catturato la sua attenzione: la spilletta appuntata sulla sua giacca: una farfalla di filigrana.

Joey si era bloccato, con la tazza di caffè a mezz’aria.

Quel dettaglio fece nascere me e lo sceneggiatore che era in lui.

Ci guardammo negli occhi, molto intensamente, perché era una vita che ci stavamo cercando.

Per Joey ero bionda, con gli occhi blu e le fossette, l’incarnato pallido, appena ravvivato da un’ombra di rosso, sugli zigomi forti.

Ero vestita in modo semplice ma ben curata, elegante.

Di ottima famiglia, si sarebbe detto a una prima occhiata.

Una bellezza tranquilla.

Joey, quella sera, si portò a letto la scialba studentella e, il giorno dopo, non la richiamò.

Lei fu molto insistente nei giorni seguenti, fino a quando non trovarono delle anfetamine nel suo armadietto e fu espulsa dal college.

Ma di me ancora non sapeva cosa farsene.

In quel periodo, sono stata molte persone prima di diventare quella che sono ora.

È stato un periodo molto divertente, in verità.

Ho vissuto molte vite che venivano tutte puntualmente censurate, all’alba, dal mio Joey, quando tornava nella sua stanza, carico di birra e di aspettative tradite perché si era invaghito di Ashley Campbell, la donna con i fianchi più larghi che avessi mai visto nella mia, già intensa, vita.

Joey è sempre stato attratto dalle donne con i fianchi larghi ma io, fortunatamente, mi sono salvata da questo suo orribile vezzo.

Sono straordinariamente esile nonostante le mie due gravidanze.

Non mi ha fatto prendere neanche un etto.

All’inizio, ero una ballerina di fila: un gran bel periodo, molto divertente. Lì ho conosciuto Tara Cody, che poi è diventata la star di un’altra serie televisiva.

Sono stata una lavapiatti con il sogno di diventare cuoca, e le mie mani erano sempre rovinate, in quelle fetide notti fatte di cucine buie e sporche, lavapiatti messicani che ci provavano, un caldo infernale, cameriere insopportabili che ti lanciavano addosso i piatti sporchi, acqua paludosa su cui galleggiavano immondi avanzi di cibo, capelli e vestiti sempre unti ma io, tra tutte le macchie di sugo e fritto, conservavo sempre la mia spalletta di filigrana a forma di farfalla.

Poi, sono stata modella in una scuola d’arte, e me ne vergognavo molto, anche perché, nelle intenzioni di Joey, avrei dovuto trovare un ricco marito, timorato di Dio, e nascondergli, per tutta la durata della serie, le mie origini.

All’inizio, ero più indipendente, tendevo a sfuggirgli di più ma il mio unico peccato era la giovinezza!

Proprio quando fui una ballerina, mi innamorai di un giovane marinaretto in licenza.

Passai con lui la settimana più focosa e viva che donna in terra abbia mai avuto.

Ci amavamo ad ogni ora del giorno, dappertutto, confortati e spinti dal vigore dell’età e dei sensi. La carne ci dominava, ne eravamo schiavi consenzienti e vogliosi, fino a quando Joey fece morire il mio marinaretto in una volgare rissa, fuori da un pub.

Non gli parlai per una settimana.

Al di là del lutto da cui comunque mi riebbi dopo poche pagine di sceneggiatura, io pensavo che non si potesse far morire un marinaretto, in una rissa fuori da un pub!

Non funzionava, troppo banale e scontato: Joey non era ancora riuscito a trovare la strada giusta per la sua penna sublime.

La nostra strada giusta.

Io, infatti, sono una donna tutt’altro che scontata: “luci e ombre, un personaggio che flirta con l’abisso della sua anima, apparentemente candida”,così diceva una recensione su «Variety»!

Ho ancora il ritaglio del giornale conservato nella mia scatola dei ricordi.

Joey, in alcuni momenti, davvero sembra non rendersi conto della fatica che faccio a portare avanti, con credibilità, le sue decisioni.

A volte mi arrabbio molto perché mi costringe a fare cose che non mi piacciono, come andare a fare shopping con Louise Richmond, la moglie del migliore amico di mio marito, Benny che – detto tra noi – ha un debole per me.

Una volta, cercò anche di baciarmi, in cucina, tra l’insalata di patate e il dessert.

Benny assomiglia davvero al migliore amico del mio Joey e anche lui non mi piace perché, ogni volta che Joey torna a casa, dopo aver trascorso una serata con Benny, è sempre ubriaco e blatera di meritare il cinema.

Io lo lascio fare come un bambino capriccioso, perché so che, comunque, tornerà sempre da me.

Gli uomini tornano sempre a casa, come diceva mia madre.

E ancora mille altre cose mi ha fatto fare: la babysitter con il sogno di diventare antropologa, la segretaria di un pubblicitario, con il sogno di diventare scrittrice, un’operaia metallurgica con il sogno di diventare ballerina, una studentessa di legge con il cuore spezzato da un bastardo.

Una lesbica dominante disillusa e cinica che aveva deciso di cambiare sesso e di cominciare ad amare gli uomini, però.

Questa gli era venuta in mente dopo una sbronza particolarmente complicata.

Tutta colpa di Penny White Cole.

Piccola succhiacazzi del sud, con il cervello di un agente di commercio.

Oh buon Dio, scusatemi, questo mi deriva dall’essere stata – come vi dicevo – un’operaia metallurgica e l’ambiente, prettamente maschile, non ha giovato alle mie buone maniere e alle mie virtù.

E poi, non è bello parlare così di chi non c’è più.

Penny scomparve, senza lasciare neanche un biglietto, e di lei nessuno seppe più nulla.

All’improvviso, un pomeriggio, Joey scrisse la nostra prima scena.

Cedars Sinai Hospital – Interno giorno – Stanza della nonna – Melissa bambina piange in silenzio, stringendo la mano della nonna in fin di vita: ci sono io, bambina, al capezzale di mia nonna che, prima di morire, mi appunta sul petto la farfalla di filigrana.

Ero diventata me e, così, è cominciata la nostra storia, anche se all’epoca ero, in effetti, un po’ troppo piccola per lui.

Il suo professore di scrittura creativa, Edward Pastry, gli aveva messo una D: mi trovava troppo televisiva in effetti, non si sbagliava ma per lui non era un complimento.

Tanto televisiva quanti gli zeri su quell’assegno che Aaron Greensberg, il boss dell’HBO, staccò al mio amore.

E forse Joey, che ha un animo tanto gentile, lo avrebbe anche ringraziato nel suo discorso per la vittoria del nostro primo Emmy ma, il professor Pastry fu sorpreso, pochi giorni dopo quel compito in classe, nel suo ufficio al secondo piano dell’ala ovest, mentre seduceva un giovane studente afroamericano.

Una scena terribile, credetemi, e un gravissimo scandalo.

Camera da letto – Interno notte – Melissa, a letto, aspetta Donald.

L’unica cosa che non ho mai compreso di Joey è perché, se anche lui mi amava, mi ha dato in sposa a quel bifolco ripulito di Donald Michael Bishop Runsmenthal.

La prima notte di nozze, io aspettavo Joey, nonostante fosse Don l’uomo che si stava spogliando davanti a me.

La luce strappava spazio alle persiane e si tuffava sul torace di Donald, la sveglia lasciava che le sue piccole braccia metalliche battessero il tempo, la foto sul trumeau erano l’unica testimonianza del nostro matrimonio.

Il matrimonio: la messinscena del nostro amore.

Ma in quel momento di Donald c’era soltanto il corpo.

Tutto il resto era Joey.

Me lo aveva promesso: sarebbe stato lui a fare l’amore con me, la mia prima notte di nozze.

Me lo aveva fatto capire, scrivendo la scena: “E Donald la prende con brutale e appassionato amore”.

Donald non era appassionato, era freddo, cinico e calcolatore e mai si era rivolto a me con amore.

In verità, ho dovuto lottare contro me stessa, come tutte le altre volte che sarebbero seguite, per farmi toccare dalle mani di Donald ma la consapevolezza che fosse Joey ad accarezzarmi mi dava la forza.

Ho solo dovuto chiudere gli occhi, mentre quel corpo orribile si imperlava di sudore per poi concludere con un rantolo roco, ferino, disumano e, subito, cominciare a russare.

Joey se ne era andato.

Alla fine, con gli occhi sbarrati, ero rimasta a fissare le mie mani, maledicendole per dove erano state.

Dove sei Joey? Dove sei? Portami via da questo posto, ti prego. Era tutto quello che riuscivo a pensare.

Giardino Casa Rumsfeld – Esterno giorno – Melissa raccoglie le rose.

Potavo le mie rose, quel giorno. Non permettevo a nessuno di farlo. Ero sola, come sempre.

Raccoglievo le mie rose per Joey.

Era uno di quei giorni di pura, profondissima noia, in cui i bambini erano fuori a giocare con la bambinaia. Don era chiaramente impegnato in uno dei suoi consessi carnali. La governante, Grace, mi aveva chiesto il giorno libero per andare a trovare la madre malata.

Io avevo indossato quel pomeriggio come una pelliccia di visone, quel pomeriggio che sapeva di molto poco, vuoto di Joey ma pieno di me.

Avevo deciso di parlargli, di dirgli che non potevo più andare avanti in quella maniera, che avevo bisogno di lui e che lui aveva bisogno di me, come tutta la gente che si ama.

Patio – Esterno giorno – Melissa è pensierosa.

Joey, noi dobbiamo parlare, Joey non possiamo più opporci al nostro destino, assecondiamolo, docili, tu sei mio e io sono tua.

Ero contenta, la consapevolezza del gesto che stavo per compiere mi dava una forza e una pace che non credevo possibili, in nessuna sceneggiatura.

Avrei lasciato Donald, i bambini, la villa in collina e tutto il resto e avrei chiesto a Joey di scrivere una nuova sceneggiatura in cui saremo stati solo io e lui.

Felici e per sempre.

“Per sempre” dura più delle quaranta pagine di sceneggiatura di ogni puntata di Destini Fatali.

Mi ero sfilata piano i guanti da giardinaggio, mi ero passata le mani sul grembiule da lavoro, lentamente, due volte i palmi e due volte i dorsi, mi ero ravvivata i capelli e poi avevo preso le rose, già avvolte in un foglio di giornale.

La mia farfalla di filigrana luccicava più che mai.

Avrei dovuto far sfrondare l’acacia, avrei dovuto dirlo al giardiniere ma, buon Dio, chi se ne importava, stavo per cominciare la mia vera vita con Joey!

Sala dei ricevimenti – Interno giorno – Melissa entra nella sala e poggia le rose sul grande tavolo.

Ero entrata nella stanza dei ricevimenti, dove, negli anni, più volte avevo sorriso a gente per cui non nutrivo il minimo rispetto, neanche un timido sospetto di umano coinvolgimento.

Non che li odiassi, semplicemente non mi erano mai interessati.

Voi capite, una come me che, prima di diventare Melissa Neve Violetta Posey Runsmenthal, era stata anche una ballerina di fila non può trovare il suo minimo interesse nel discorrere di emorroidi infiammate con la moglie del Reverendo Graver.

Poi, all’improvviso, fuori il buio.

Come poteva essere già calata la luce del sole? Era pieno giorno, fino a poco prima.

Di tutte le stranezze, di tutte le incongruenze dei copioni, quella era senza dubbio la più assurda.

La segretaria di edizione non diceva nulla?

L’aiuto-regia?

Il direttore della fotografia?

Nessuno si accorgeva di niente?

Cosa accadeva?

La verità fu un colpo, senza pari: era cominciato il terribile sciopero degli sceneggiatori del 2007-2008.

Ed eccomi qui.

Voi vi chiederete come ci sono arrivata a casa di Joey, immagino.

È stato davvero più semplice di quello che potete immaginare: semplicemente, Joey, prima di aderire allo sciopero degli sceneggiatori, aveva dimenticato di chiudere la porta della mia casa e io da lì sono uscita.

E non era, come avete ben compreso, la prima volta che passeggiavo fuori dalla sceneggiatura di Destini Fatali.

Bastava trovare la falla, il piccolo errore, la disattenzione di un momento e oplà!

Sono uscita da Sala dei ricevimenti – Interno giorno – Melissa si guarda intorno.

Non è stato semplice, vi assicuro, arrivare da New York a Los Angeles.

Ma, anche in questo, le mie precedenti vite e la mia grande esperienza mi hanno permesso di cavarmela.

Saper guidare un tir, in alcuni casi, aiuta.

Joey abita in una di quelle lussuose ville a Malibù.

Proprio accanto a Brad e Angelina.

Brad lo conosco bene perché, all’inizio della sua carriera, ebbe un piccolo ruolo in Destini Fatali. Era Phil, il giovane amante di mia madre, arrivista e bugiardo che scoprì, ad un certo punto, la sua omosessualità e si trasferì in Italia con il suo amante.

Malibù: la vita è troppo breve per vivere altrove, dicono.

Ho fatto tutto il viaggio in uno stato di gioiosa trepidazione, pensando a che faccia avrebbe fatto Joey, vedendomi.

Fortunatamente, sono scappata dalla serie con uno dei miei vestiti preferiti e con la mia spilletta appuntata sul petto.

Devo essere perfetta e, in effetti, lo sono.

Non è mai stato troppo difficile per me.

Vi scrivo sempre da Camera di Melissa – Interno Giorno – Melissa scrive al computer e sono ancora nuda.

Sono in un albergo, ora.

Joey non ha preso molto bene la mia sorpresa.

Fuori c’è il sole e un odore di brioche sale dalla pasticceria sotto casa…

Oh, accidenti a me, non sono io quella brava a scrivere!

Ma ormai è troppo tardi.

Quando Joey mi aveva aperto la porta, gli ero subito saltata al collo. «Amore mio, amore mio, sono qui, nessuno ci potrà dividere adesso.»

Lui aveva fatto qualche passo indietro mentre io gli rimanevo attaccata addosso.

«Me-Me-Me-lissa?»

«Sì, proprio io, in carne e ossa e non più solo parole scritte su fogli di carta.»

Si era stropicciato gli occhi con una mano, grattandosi la barba con la mano libera. «Mio Dio, non è possibile questo, non è, realmente, possibile.»

«Oh sì, lo è, mio amore. È tutto, realmente, possibile! Sono io e sono qui!»

«Ho bisogno di bere. Joey si era avvicinato al mobile bar e si era versato tre dita di scotch.»

«Joey, tesoro, hai dimenticato le buone maniere? Non mi offri nulla?»

Lui si era girato, bianco in volto, con il bicchiere, già vuoto, che gli tremava tra le mani

«Eppure, ieri sono anche andato a letto presto… Io non capisco» diceva tra sé e sé.

«Joey, carino, non fare come se io non ci fossi, non è garbato da parte tua! Ti ho detto che ho sete!»

«Oh sì, giusto, cosa vuoi bere, Me-Me-Me-lissa?»

«Melissa, Joey, lo sai come mi chiamo! E trovo assurdo che tu mi chieda cosa voglio bere, Joey! Sono cinque stagioni che bevo solo vino bianco!»

«Sì, giusto, Chardonnay.»

«Ecco, vedo che cominci a ricordare!»

«Vado in cucina a prenderlo!»

«Fai con calma, intanto mi metto comoda.»

Ed era sparito dietro la porta.

La sua casa era tutta in disordine, sporca, con l’aria viziata e i posacenere colmi di sigarette.

Mancava proprio la mano di una donna!

Ma ora c’ero io e avrei cambiato tutto. Per prima cosa avrei messo delle belle tendine alle finestre.

Le tende danno aria di casa.

Pensavo che il giorno seguente avrei dovuto mettere un annuncio sul giornale, per trovare una governante.

Sarebbe stato meglio cominciare subito perché, quando avremo avuto dei figli, non avrei potuto occuparmi io di tutto!

Mi sarei, volentieri, portata dietro Grace da Destini Fatali, peccato essere scappata proprio nel suo giorno libero!

Sentivo Joey muoversi in cucina, camminare su e giù, poverino!

Meglio lasciarlo un po’ da solo.

Poi, la mia attenzione era stata attirata da alcuni fogli sul tavolino di cristallo del salotto.

Sembravano una sceneggiatura…

Ho subito pensato a una sorpresa!

Joey aveva già cominciato a scrivere una nuova sceneggiatura per me, la sceneggiatura della nostra vita insieme!

Non potevo aspettare, dovevo sapere cosa stava scrivendo.

Scena 1. Canale Saint Martin – Esterno Giorno

Audrine passeggia distratta. Proviene dal Sud della Francia ed è il suo primo giorno a Parigi. Soffia un vento freddo e sta per piovere. L’unica cosa a cui pensa è che non ha ancora un posto dove passare la notte.

Si guarda intorno, in cerca di uno sguardo amico.

Scena 8. Bistrot – Interno Giorno.

Audrine e Joey, l’affascinante scrittore americano appena conosciuto, bevono un caffè e parlano.

«Cosa ci fai qui a Parigi? Chiede l’uomo, con voce calda e sicura.»

«Sono venuta a cercare qualcosa ma non so ancora cosa.»

«Possiamo cercarla insieme…»

I due si scambiano un lungo sguardo.

Chi era questa Audrine?

Scena 23. Casa di Joey – Interno notte.

Audrine e Joey, dopo aver fatto l’amore, sono abbracciati, l’uno accanto all’altro. L’uomo circonda la ragazza con il suo abbraccio virile, Audrine, docile, si abbandona al fiume di sentimenti che le stanno montando dentro.

«Se non mi fossi venuta addosso, lì al Canale Saint Martin, non ti avrei mai conosciuto.»

«Forse, sto cominciando a trovare quello che sono venuta a cercare.»

I due si scambiano un lungo sguardo.

Ma chi era questa Audrine? Ci doveva essere un errore, non poteva cambiare il mio nome, dopo tutto questo tempo.

Scena 54. Piazza della Bastiglia – dehors di un caffè. Esterno giorno.

Audrine e Joey sono seduti uno di fronte all’altra. Si sorridono e si tengono la mano, non smettono di baciarsi.

«Amore, sono incinta.»

«Sei la donna della mia vita.»

I due si scambiano un lungo sguardo.

Non capivo, non riuscivo davvero a capire, ma cosa stava succedendo?

In quel momento, Joey era tornato con il mio bicchiere di vino in mano.

Si era accorto di quello che stavo facendo e si era bloccato. «Posso spiegarti tutto» mi aveva detto.

«Chi è Audrine?»

«Stai calma, non è successo niente.»

«Chi cazzo è Audrine?»

«Davvero, non c’è di che preoccuparsi, non è come sembra!»

«Chi cazzo è questa fottuta puttana? DIMMELO!»

E gli avevo sbattuto in faccia quei luridi fogli di luride parole.

«Quindi, stavi facendo questo? Mi stavi tradendo con questa sciacquetta francese!» Gli avevo strappato il bicchiere dalle mani e l’avevo vuotato con un sorso.

Mi ero fermata un attimo a respirare, quindi avevo ripreso il controllo mentre Joey, in ginocchio ai miei piedi, cercava di rimettere in ordine i suoi fogli.

«Senza di me, non vali molto! Spiegami un po’, già alla prima scena si scontrano e si amano e dopo 23 scene, solo 23 scene, buon Dio, lei è incinta? Avevi così fretta di farti incastrare?»

Joey mi aveva guardato, con gli occhi vuoti e preoccupati.

«Dove l’hai conosciuta?»

«Veramente io…»

«Dove l’hai conosciuta?»

«È la figlia del proprietario del locale, dove facevi la ballerina di fila» bisbiglia.

«Buon Dio, ma aveva 5 anni!»

«Sì, ma è successo 15 anni fa, ora è cresciuta! Anche tu eri una bambina quando ci siamo conosciuti!»

«Sei un pervertito, uno sporco, lurido, miserabile pervertito! E tutti gli Emmy che abbiamo vinto insieme non significano nulla per te?»

«Melissa, ascoltami, tesoro, io voglio scrivere per il cinema, lo hai sempre saputo. La mia testa è stata troppo a lungo soffocata nel mortale abbraccio delle serie tv!»

Stavo cercando di non cedere alla tentazione di spaccare tutto, ero pur sempre la più invidiata signora dell’Upper East Side.

Mi ero sistemata la farfalla di filigrana sul maglioncino. Si era un po’ messa di traverso, come la mia testa in quel momento.

L’attenzione di Joey fu catturata da questo mio gesto.

Cominciò a guardarmi e ad avvicinarsi lentamente con uno strano sorriso in faccia.

Lo sapevo, la farfalla di filigrana lo stava riportando da me, come la prima volta.

Adesso, Joey era vicinissimo, sentivo il suo odore di tabacco e alcol.

Buon Dio, era quello il profumo dell’amore?

Non ne avrei più potuto fare a meno.

Mi aveva preso la testa tra le mani, accarezzandomi la faccia.

Mi sentivo scossa da fremiti ed energie che non sapevo esistere.

Joey, Joey, sei pur sempre un uomo e io sono la tua donna paziente che sa perdonare le tue debolezze e prepararti i drink più buoni del mondo!

«Sei la mia piccola bambina» aveva cominciato a sussurrarmi nell’orecchio.

Brividi, sentivo solo brividi.

Poi, all’improvviso, aveva cominciato a baciarmi con violenza, mordendomi le labbra e succhiandomi via l’anima.

Il mio primo bacio di carne.

Il mio primo bacio con Joey.

«Oh Joey!»

«Oh Melissa!»

Ci baciammo per quasi tre puntate, credo.

Poi, Joey cominciò a parlare, senza smettere di baciarmi.

«Melissa, tesoro… stavo pensando… ti andrebbe… magari, se ti va… di prestarmi la tua spilletta per Audrine? Sarebbe un modo di portarti con me! Che ne pensi?»

Mi staccai da lui e, non so perché, cominciai a guardarmi le mani. Da sceneggiatura dovevano sempre essere fresche di manicure e lo erano.

«Joey, vai in camera e aspettami. Ti voglio salutare come si deve, penso di meritarmelo dopo tutti questi anni» gli avevo detto con un tono ora da gattina.

Non avevo detto altro.

Joey mi aveva guardato e, come un automa, mi aveva obbedito.

Era pur sempre un uomo!

E, non solo, era anche uno sceneggiatore che stava per andare a letto con la protagonista della serie che lo aveva reso ricco e famoso.

Davvero, uno sporco, lurido, miserabile pervertito! Non mi sbagliavo.

Era sparito, in pochi secondi.

Rimasta sola, avevo preso in mano la nuova sceneggiatura, rigirandola come se fosse fuoco.

Poi, presi una penna: ormai avevo una certa esperienza nel campo della revisione!

Sapevo come sistemare anche questa Audrine, la sua puttanella francese.

Scena 1. Canale Saint Martin – Esterno Giorno

Audrine è una ragazza che dimostra più anni di quelli che ha, è estremamente sovrappeso, il suo volto è sfigurato da una tremenda macchia violacea che lo ricopre quasi interamente e i suoi vestiti sono terribilmente fuori moda.

Cammina da sola, vicino al parapetto e zoppica vistosamente.

Soffia un vento freddo e si mette a piovere.

L’unica cosa a cui pensa è che non ha ancora un posto dove passare la notte.

Si guarda intorno in cerca di uno sguardo amico.

Ma è molto miope e ha perso i suoi occhiali.

 

Scena 8. Bistrot – Interno Giorno.

Audrine e Joey, il calvo contabile americano appena conosciuto, bevono un caffè e parlano.

Joey rutta.

Audrine va un momento in bagno e, poi, torna e scopre che Joey è sparito con la sua borsa.

«Cosa ci faccio qui a Parigi?» si chiede.

Parla da sola e tutti si fermano a guardarla, la indicano, cercando di evitarla.

Non ha un buon odore.

 

Scena 23. Ponte malfamato – Esterno notte.

Audrine, dopo aver fatto l’amore con un clochard in cambio di una coperta, cerca di dormire ma un fortissimo prurito le impedisce di prendere sonno.

La coperta è piena di pulci.

Audrine, docile, si abbandona al fiume di sentimenti che le stanno montando dentro.

Non è niente di bello.

 

Scena 54. Piazza della Bastiglia – dehors di un caffè. Esterno giorno.

Audrine è incinta ma non sa di chi, sono troppe notti che dorme sotto i ponti e ha conosciuto così tante persone.

Non è male, tutto sommato, la vita a Parigi.

Nella folla, riconosce Joey e gli si avvicina.

«Joey?»

«Audrine.»

Vengono travolti da un tir con una targa americana che prosegue la sua corsa.

Nessuno dei due sopravviverà allo sfortunato incidente.

 

Ecco, così può bastare.

Vado da Joey.

Camera di Melissa – Interno giorno – Melissa scrive al computer.

Non sono più nuda.

Indosso abiti nuovi, li ho appena acquistati ma non riesco a trovare da nessuna parte la mia farfalla di filigrana.

Non importa, appartiene ad un’altra vita, ad un’altra Melissa.

In piedi, davanti allo specchio, mi sistemo i capelli.

Sono davvero una bella donna e Los Angeles è una città ricca di opportunità.

Vado a fare un provino.

È per una serie tv, ambientata nella New York degli anni Cinquanta.

Cercano un’attrice bionda, con gli occhi blu e le fossette, l’incarnato pallido che interpreti la moglie di un pubblicitario dongiovanni.

È un provino su parte, questa la mia battuta:

Interno giorno – Sala da pranzo – Betty guarda il suo riflesso nel bicchiere vuoto.

«Che sciocca cosa l’amore, sarebbe meglio evitarlo, come si evita un vestito dei grandi magazzini oppure amare solo se costrette, solo se minacciate, con una pistola puntata alla tempia.»

Betty vuota il bicchiere, lo lascia sul tavolo, apre la porta ed esce da casa.

Penso di avere delle ottime chance.

 

LOS ANGELES TIMES

 

«Il notissimo sceneggiatore Joey Levitt è stato ritrovato morto all’interno della sua villa a Malibù.

Si tratta, quasi certamente, di morte naturale, dovuta a un arresto cardiaco.

Lo sceneggiatore, noto per lo più per la serie tv di enorme successo planetario Destini Fatali, era uno dei più impegnati promotori dello sciopero degli sceneggiatori.

In una recente intervista, aveva dichiarato di essere stanco della serialità della televisione e di voler passare al cinema e – si dice – stesse già lavorando a una sceneggiatura.

Accanto al cadavere è stata trovata una sceneggiatura quasi completa la cui protagonista femminile è Melissa Neve Violetta Posey Runsmenthal, l’eroina di Destini Fatali.

Fatto curioso: è stata rinvenuta accanto al cadavere una farfalla di filigrana.»

Cosa si prova ad avere il cuore spezzato?

Riposa in pace, amore mio.

Tua per sempre, Melissa

 

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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