La storia di Violetta, pecora strana.

Davvero, come pecora, Violetta era ben strana.

Aveva sempre molto caldo d’inverno e molto freddo d’estate.

Avrebbe voluto indossare magliette a febbraio e maglioni ad agosto ma era una cosa approriata.

Soffriva d’insonnia ma le sembrava sgarbato contare le altre pecore per addormentarsi.

Aveva deciso di contare i pastori ma ne conosceva solo uno ed era un po’ troppo poco per addormentarsi.

Ci aveva provato lo stesso ed era quasi morta di noia:

“Un pastore, un pastore, un pastore, un pastore, un pastore”…

Violetta voleva fare sempre di testa sua.

Una volta, aveva deciso di essere punk e si era fatta la cresta.

Un’altra volta, aveva deciso di non belare e si era messa ad abbaiare, spaventando le mucche nella stalla che, per una settimana, non avevano fatto più latte.

La sua famiglia era molto preoccupata: “Ma perché non fai come tua sorella, è facile, basta imitarla”!

La sorella, a testa bassa, brucava l’erba e pensava a Ugo, il cane pastore, che le faceva battere il cuore.

Violetta, sbuffava e se ne andava mentre il padre e la madre le predicevano un futuro di solitudine.

Una volta, aveva provato a fare come tutte le altre e aveva accettato l’invito di Adelfio, un giovane e superbo montone della sua fattoria, per il ballo di fine pascolo.

Si era cotonata il vello, si era messa il rossetto e aveva indossato anche le zampe a spillo ma poi, una volta arrivata alla festa, si era molto annoiata e si era messa a dormire in un angolo.

Un’altra volta, era riuscita ad andare in città, nascondendosi nel carro con il motore di Aldo il pastore, ma la città non le era piaciuta.

Non c’era abbastanza spazio, si sentiva stringere il cuore e le aiuole non erano buone da brucare e i piccioni, maleducati, le volavano sulla schiena, senza chiederle il permesso.

Però, in una foto che stava nella vetrina di un negozio, aveva visto per la prima volta lei: Balena.

E fu tutto diverso, da quel momento.

Era tornata a casa, di tutta fretta, e aveva chiesto al padre dove abitasse Balena.

“Oh bella – rispose il padre – le balene vivono nell’acqua”.

“E, nell’acqua, ci si bagna sempre le zampe e poi viene il raffreddore”, aggiunse la madre.

“Ugo”, sospirò la sorella ma nessuno la udì.

Allora, Violetta cominciò a cercare Balena ovunque ci fosse acqua.

Controllò nel secchio, che la moglie del pastore usava per lavare i pavimenti, ma ci trovò solo uno straccio nero e una matassina di capelli.

Andò a controllare nella fontana ma c’erano solo dei sassetti bianchi e tondi.

Vide il pastore bere da una bottiglia e aspettò che avesse finito per controllare.

Ma niente anche perché il pastore stava bevendo vino rosso e lei ne approfittò per farsi un goccetto.

Tornò a chiedere al padre dove fosse l’acqua in cui viveva Balena.

“Oh bella, l’acqua si trova nel mare”, rise il padre.

“L’acqua del mare è molto profonda, non ci si tocca con le zampe”, precisò la madre.

“Ugo sa nuotare”, la sorella sorrise al suo pensiero e lo seguì un poco nell’aria, fino a quando non sparì.

A Violetta veniva da piangere: tutto sembrava ostacolare il suo amore.

E, allora, scrisse al direttore del giornale della città più vicina.

“ Caro direttore, mi chiamo Violetta e sono una giovane pecora in difficoltà, mi saprebbe, per favore, indicare la strada per arrivare al mare”?

Il Direttore rispose.

“Gentile Violetta, non vorrei sembrarle scortese, ma non è mia abitudine parlare con le pecore, sebbene giovani ed educate come lei. In ogni caso, io non so da dove lei mi scriva e quindi non posso aiutarla però le consiglio di evitare di muoversi durante i weekend d’agosto perché potrebbe rimanere bloccata nel traffico. Cari saluti e buona fortuna”.

Violetta si sedette sconsolata sotto una vigna di uva cardinale e si prese la testa tra le zampe.

Le si avvicinò l’anziano Toto, un toro di 103 anni, sindaco della fattoria, che le disse, preoccupato: “Non ci andare al mare, c’è troppo sale nel mare, roba da capre”.

Ma poi, ad un tratto, arrivò dal cielo la Marisa, una rondine con cui la madre di Pecora spesso giocava a carte.

– Ho saputo che vuoi andare al mare, io ti posso aiutare! Le disse, sbattendo forte le ali e scompigliando il vello di Violetta.

E continuò – noi migriamo la prossima settimana e ti possiamo dare un passaggio!

E se ne volò via.

“Yuppiiiii” gridò Pecora e corse dalla mamma a raccontarle cosa fosse successo.

“Sei sicura, figlia mia”? Le chiese il padre.

“Noi vogliamo solo che tu sia felice”! Aggiunse la madre.

“Stanotte anche io scappo con Ugo”! Urlò la sorella.

E tutti la sentirono, finalmente.

Il giorno della partenza erano tutti nella piazza centrale della fattoria con dei grossi gomitoli di lana con cui legarono Violetta alle rondini.

Lei aveva un po’ paura, adesso.

Paura di molte cose: di volare pur non avendo le ali, di lasciare la fattoria tutta sola, di non riuscire a trovare Balena e poi aveva anche paura di trovare Balena, in verità.

Marisa non le diede il tempo di pensare troppo – pronti, partenza e via! Urlò, prendendo il volo.

E fu un attimo.

Violetta guardò giù e tutto cominciò a diventare sfocato e distante.

Tutto il mondo si srotolò sotto le sue zampe.

E c’era, davvero, un sacco di mondo sotto le sue zampe, una cosa da non crederci!

Aveva paura che il cuore le scappasse fuori dalla bocca e per questo la teneva ben chiusa anche perché le entravano dentro mille moscerini che poi si mettevano a fare un gran baccano.

I moscerini son fatti così: vivono nel mosto e sono molto allegri!

Dopo un po’, si addormentò e dormì come mai, in vita sua.

– Eccoci arrivati – la svegliò Marisa, sussurrando nel suo orecchio di lana pelosa.

Capì di non essere più alla fattoria perché c’era un odore diverso, strano, un odore senza recinti e senza cani pastore.

– Grazie Marisa – disse Violetta e si mise a camminare, seguendo, con gli occhi, il volo della sua amica.

La sensazione della sabbia sotto le zampe era strana, non era mai affondata in qualcosa di tanto soffice e poi si avvicinò al mare e leccò piano l’acqua con la lingua.

Si mise a ridere, era davvero tanto salata, come aveva detto Toto.

Fece qualche passo indietro e con il muso spostò un cilindretto, tutto arricciato su se stesso, da cui spuntò un vermetto, pieno di zampe.

– Oh ma insomma, le sembra il modo? Stavo dormendo, io – protestò l’abitante del guscio.

Violetta si chiese subito cosa contasse quel buffo esserino per addormentarsi, forse i granelli di sabbia?

– Mi scusi davvero, non volevo disturbarla e che pensavo che fosse… che fosse disabitata.

– E no, mia cara, invece ci sono io.

– Mi perdoni davvero, è la prima volta che vengo al mare. Cercò di difendersi Violetta.

– Voi quattro zampe siete tutti uguali! Ma dimmi: cosa sei tu? La interrogò la signora pagura, sistemandosi gli occhiali, forse, sul naso.

– Sono Violetta, signora, una pecora!

– E, cosa ci fa una pecora in spiaggia? Quando la racconterò agli amici stasera non crederanno alle loro antenne!

– Sono venuta a cercare Balena! Disse tutta impettita Violetta.

– Balena? Chiese esterrefatto la signora pagura – è da un po’ che non passa da qui, avete un appuntamento?

– No, nessun appuntamento! Ma io mi sono innamorata di lei!

La signora pagura scoppiò a ridere con mala grazia.

 – E quindi? Le chiese cercando di ingoiare tutte le risate che la scuotevano.

– E quindi siccome io la amo lei verrà da me, credo funzioni così!

– Mi fai molto ridere, tesoro! Se tu fossi appena meno ingombrante ti inviterei al bar con i miei amici!

– La prego di non ridere di me e del mio amore, signora”!

– Sì, scusami, hai ragione. Ma Balena lo sa che tu sei innamorata di lei? Disse la signora pagura, ricomponendosi un momento.

– No, in verità, no… Ma penso che siano cose che si sentono. O no?

– Ah per sentire si sentono ma bisogna vedere in che modo – le rispose la signora pagura – e, poi, sei sicura che sia, per forza, una cosa bella questo amore di cui tu parli?

– Signora, la prego, ho fatto un lungo viaggio per arrivare fin qui, ho addirittura volato e sono molto lontana da casa. Violetta stava per mettersi a piangere di nuovo!

– Si, in genere, queste sono sempre cose che portano lontano. La signora pagura si perse, per un momento, nei suoi pensieri e poi le disse – comunque, l’ultima volta che ho visto Balena era vicino lo scoglio, in fondo alla spiaggia. È quella la sua strada, prova a metterti lì ad aspettare, prima o poi tornerà! E si girò dall’altra parte.

Violetta ringraziò e si sedette sulla spiaggia.

Era innamorata ma non si era mai sentita così sola nella sua vita.

Fabietto cercò di girare pagina.

Invano.

Il libro, che aveva trovato nella libreria del nonno, finiva proprio lì.

Guardò per terra, nel caso le pagine fossero scivolate ai suoi piedi.

Niente.

Guardò sulle coperte del letto, nel caso si fossero messe a dormire un poco.

Niente.

Guardò fuori dalla finestra, nel caso stessero giocando nel cortile.

Ancora niente.

Andò in cucina.

Aprì il frigorifero.

Aprì la dispensa.

Aprì il forno.

Niente.

Si ricordò di avere fame.

Prese una grande tazza, con entrambe le mani e ci versò un fiume di latte e lasciò cadere, da una discreta altezza, tanti biscotti di cioccolata quanti ce ne potevano stare.

Gli piacevano tutti quegli zampilli nel latte.

Sembravano fontanelle, spruzzi che esplodevano proprio dal cuore della tazza.

E pensò a quei pesci enormi che, nel mare, si comportano proprio come i biscotti che si tuffano nel latte.

Ti sembra che non ci sia niente e nessuno ma poi il mare si rompe in uno zampillo alto e potente che ci potrebbe fare la doccia tutta la sua classe se, per qualche strano motivo, si trovasse nel mare, in quel momento, sotto la fontanella di una balena.

Oh sì, la balena.

Chissà se anche una balena si può innamorare di una pecora.

Le pagine mancanti questo non glielo avevano detto.

Ma se lo poteva immaginare lui.

Ci pensò un momento.

Piegò la testa e pensò un poco.

Tutta questa faccenda dell’amore, per lui, non era nè un problema nè un non-problema.

Non era niente.

La figurina del giaguaro nero che, da due settimane, gli mancava per completare l’album de Gli Animali del Mondo: quella era un problema.

In realtà, per lui l’amore diventava un problema quando sua sorella, Rosa, litigava con il suo fidanzato e diventava triste.

Fabietto, se avesse potuto, gli avrebbe tirato tanti pugni perché sua sorella era così bella che la figurina del giaguaro nero impallidiva al suo confronto.

E pensò: sarebbe bello se anche la balena si innamorasse della pecora.

Finì di mangiare la sua zuppa di latte, si pulì la bocca con il dorso della mano e corse in camera perché aveva deciso di continuare lui stesso la storia.

E decise che la balena dovesse chiamarsi Rosa.

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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2 risposte a La storia di Violetta, pecora strana.

  1. Julia ha detto:

    Proprio oggi che mi hai inviato questo, avevo deciso di lasciare un pò stare tutto il lavoro che ho.
    Così, mi sono messa a leggere per bene i racconti che scrivi, e mi rendo conto che ho fatto la cosa migliore che potevo fare.
    Sei meravigliosa, una grande, comunque.
    Julia.

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