Nel mezzo del cammin della mia vita, più uno.

– Quanti anni hai?

– Tu quanti me ne dai?

Sono sicura.

Quest’anno ne sono assolutamente certa.

Sono giorni che fanno i misteriosi!

–       Cosa vuoi fare per il tuo compleanno?

–       Decidi tu dove vuoi andare!

–       A noi basta che ce lo fai sapere.

–       Ma dai, è già mercoledì e tu non hai ancora deciso niente!

–       Ma dai, è già giovedì e tu non hai ancora deciso niente!

–       Ma dai, è già venerdì e tu non hai ancora deciso niente!

–       Ma dai, è dopodomani e tu non ci hai ancora fatto sapere niente!

–       Domani è il tuo compleanno, se fai qualcosa dimmelo perché altrimenti

  1. Vado a sentire il concerto della tribute band post garage punk di Fausto Papetti;
  2. Vado all’Arena ché fanno un super film ungherese che quest’anno ha vinto la Lacrima d’Oro al festival “Due Linee di Febbre” di Sant’Addolorata Vesuviana.
  3. In ogni caso, vado a fare l’aperitivo con una tipa che ho conosciuto, l’altro giorno, sul tram, cioè non puoi capire, mi ha pestato un piede con il suo tacco 36 e, poi-non-so-come, sono riuscito a farmi dare il suo numero di telefono, cioè solo-sul-tram-succedono-queste-cose, io non potrei mai più vivere in una città senza tram, ma-dai-a-te-non-è-mai-capitato? Ma quali tram prendi, oh?

Io, in genere, prendo il tram 12 da Corso XXII Marzo fino in Piazza Duomo, via Mazzini per la precisione.

Quando non uso la bici.

Io prendo un tram dove, alla fermata seguente alla mia, inevitabilmente, assurgono al mezzo, comitive compatte e solidali di signore di una certa età, vestitini a fiori, grosse perle e piccoli orecchini ai lobi e carrellino della spesa e che, spesso, d’estate, estraggono dalla scollatura, fazzoletti bianchi con cui detergono il sudore e, vi giuro, rendono grazioso anche questo, normalmente e formalmente brutto, gesto di raccolta delle acque reflue.

Io mi alzo per lasciare il mio posto, con grandi sorrisi che rimangono inevasi, come le lettere noiose e anzi, molto spesso, io neanche mi siedo, anche se il tram è vuoto perché so che loro possono salire, da un momento all’altro, e voglio che mi vedano lì dritta a sfidare lo scossonare del tram, solo per captare la loro benevolenza.

Io vorrei essere ammessa ai loro discorsi, vorrei che riconoscessero in me una loro simile, che ci scambiassimo segretissimi segreti su come preparare le scaloppine o su come far star su la permanente.

Ma nulla.

Guardatemi, io vi rispetto così tanto che non mi sono neanche seduta eppure anche io ho tanto mal di schiena.

Signore mie, non lasciatevi ingannare dal mio aspetto sempre meno ingannatore, guardate come mi tremula la pelle delle braccia, non posso più mettere il sale nell’insalata senza provocare forti spostamenti d’aria e raffreddori repentini per chi mi sta vicino.

Guardate, guardate! E mi metto a sbattere le braccia, impazzita, come se stessi cercando di volare all’interno del tram 12 che mi porta da Corso XXII Marzo (ultima delle Cinque Giornate di Milano) fino in Piazza Duomo, Via Mazzini, per la precisione.

Le signore di una certa età non prendono la metro, prendono poco gli autobus.

Prendono, soprattutto, il tram.

E io come loro: niente metro, solo tram.

E niente ascensore, niente aerei, signora mia, volessi vivere tumulata, dormirei direttamente in una bara, signora mia.

Poi, per catturare l’attenzione delle signore di una certa età, tento un altro espediente: non leggo libri, durante il tragitto, leggo i volantini che pubblicizzano le offerte nei supermercati.

Prima li studio e mi documento a casa.

Poi salgo sul tram e comincio a leggerli e commentarli ad alta voce e la butto lì: “Ah, al Pam la bresaola la danno a 4 euro al chilo”, poi mi rendo conto che la bresaola è una cosa per fighette e subito mi correggo “ops, volevo dire la pancetta coppata e la coppa pancettata” e ancora “uh, ma guarda le albicocche dell’Esselunga”, e poi cerco di stenderle con “certo che è proprio vero che la Coop siamo noi”! E strizzo l’occhio alla signora più vicina a me che smette di parlare, per un momento, con la sua amica e le bisbiglia qualcosa, stringendo a sé la borsetta.

E io penso che mi piacerebbe moltissimo andare in Posta a ritirare la pensione con loro, avere paura degli scippatori, far fare le bolle ai miei denti alla sera, mangiare di nascosto i dolci, scegliere quali vestiti indossare il giorno in cui la fatal quiete mi coglierà, in loro compagnia, in fila alla posta per ritirare la pensione.

Vorrei essere già pronta per questo.

Per i viaggi alle Terme, per le dispense strapiene di cibo, per i nipoti senza dover passare dai figli, vorrei il posto a sedere sul tram, vorrei profumare di borotalco e non avere più peli su braccia e gambe, vorrei la festa per la pensione, vorrei avere la vicina con cui andare al mercato, dove tasterei tutta la frutta e verdura, senza che nessuno mi dica nulla.

E mentre mi lascio andare a queste mie meravigliose fantasie, la signora con amica e borsetta continua a bisbigliare, guardandomi.

–  Signora, vede? Non sento niente, proprio come lei, sono sorda!

Sono una di voi.

E siccome fa caldo, vorrei invitarvi tutte a casa mia nelle ore più calde della giornata per idratarci costantemente tutte insieme!

Ci venite? Dai, oggi è anche il mio compleanno e i miei amici mi stanno organizzando una festa a sorpresa.

E io ho preparati la torta mimosa!

Tutti gli ingredienti, beninteso, li ho comprati in diversi supermercati della zona, inseguendo il prezzo più basso!

Farina, zucchero, fecola di patate, uova, panna, latte, vaniglia, tutti insieme a festeggiare il mio compleanno, tutti riuniti nella stessa torta a cantarmi BUON COMPLEANNO!

Grazie.

Io amo compiere gli anni, oltre che per un’ovvia questione di vitalità, gli anni sostanzialmente li compi se ancora respiri, ma mi piacciono anche perché amo le feste di compleanno e non ho mai capito quelli che si scazzano e dicono: “Io lo cancellerei proprio questo giorno dal calendario”!

Ma perché?

Ma adesso signore, devo correre a casa, ci sono i miei amici che mi aspettano, nascosti al buio, aspettando che io arrivi per gridare SORPRESA e poi cantarmi la canzone del buon compleanno e poi mi avranno fatto un sacco di regali.

Quanto mi piacciono i regali.

Mi piace molto anche farli, i regali.

Vabbe’, scusate, rimarrei, come vi ho già detto, ore a parlare con voi ma devo andare a casa.

Arrivo sotto casa.

Eccomi amici!

Bene, tutte le luci spente, ovvio!

Adesso, li faccio penare ancora un po’ e mi faccio un altro giro dell’isolato!

Ma no, dai, fa caldo.

Però le scale le salgo piano.

Uno scalino e comincio a cantarmi la canzoncina: “Tanti auguri a te”!

Secondo e terzo gradino: “Tanti auguri a te”!

Quarto gradino e seconda rampa di scale: “Tanti auguri alla Toma”.

Meno male che abito al primo piano e i gradini durano giusto il tempo della canzoncina di buon compleanno.

Apro la porta e mi unisco al coro: ”TANTI AUGURI A ME”!

Tanti auguri a me…

Tanti auguri a me…

Amici?

Amici?

Dove siete?

Dai, sono arrivata, saltate fuori!

Ma qui, non c’è davvero nessuno…

Mi siedo, puf, mi crolla la faccia nella torta mimosa.

Vi siete davvero tutti dimenticati del mio compleanno?

Mi lecco la panna e le briciole di pan di spagna dalla faccia.

E poi, affondo, di nuovo, le mani nella torta con il calco della mia faccia al centro.

È una cosa che avrei voluto fare da sempre.

Mangiare la torta direttamente con la faccia.

All’improvviso,ricoperta di torta mimosa, un’illuminazione!

Amici, io so dove siete!

Siete tutti ad aspettarmi sul tram 12.

Ma infatti, le vedevo strane le signore di una certa età!

Scusate, ho sbagliato io, arrivo subito, il tempo di mettere quel che resta di me e della torta mimosa in un contenitore e arrivo!

BUON COMPLEANNO A ME…

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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Una risposta a Nel mezzo del cammin della mia vita, più uno.

  1. Felice ha detto:

    Buon compleanno a te !
    Correttore automatico: “Ed io ho preparato(i) la la torta mimosa” – “Primo (uno) scalino”

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