Mi son successe due, tre cosette…

Scusate ma non ce l’ho fatta.

Gli alieni hanno mandato le cavallette a rapirmi.

E lo hanno fatto.

Ma io non ho opposta molta resistenza.

Non sono stata male, abbiamo fatto un giro dalla Liguria alla Toscana e, in alcuni casi, mi hanno anche offerto il pranzo e pagato le camere d’albergo.

Poi, ad un certo punto ho finito gli argomenti e sono andate a rapire qualcun altro.

Ho voglia di mettere un pezzetto di libro, però.

Va bene?

Ipod ben cacciato nelle orecchie, mi dirigo verso l’ufficio
postale, avendo cura di passare dal giornalaio e munirmi
dell’ultimo numero di Dylan Dog per passare piacevolmente
i due giorni di bivacco che mi attendono.
Entrando incrocio forte le dita, pregando l’angioletto delle
code di essere clemente con me quest’oggi. E in effetti lo è, la
fila non è lunghissima, farò amicizia solo con una vecchietta.
Individuo la mia vittima e mi siedo accanto a lei.
Dovete sapere che è una cosa che adoro fare, parlare con
la gente anziana, rimediare storie, caramelle e cioccolatini,
di cui ogni vecchietto che si rispetti ha la testa e le tasche
piene.

Oggi punto una signora con i capelli cotonatissimi che sfidano
la forza di gravità, così bianchi che hanno le sfumature
azzurrine. Ha due occhi enormi e voraci, si vede da come
si guarda intorno e da come mi fissa. Ci siamo riconosciute:
lei ha voglia di parlare, io ho voglia di ascoltare.
— Buongiorno, posso? — chiedo educatamente per mettere
in chiaro che non sono una ragazza che irretisce vecchiette
per sottrarre pensioni.
Tentenna solo un momento, valuta il mio aspetto. Lo ammetto,
ho vestito abiti migliori ma, a quanto pare, supero
la prova.
— Ma certo, siediti pure qui — mi dice, e batte la mano
ossuta sul sedile accanto al suo.
Non passano neanche due minuti che già si informa su
di me: chi sono, quanti anni ho, cosa faccio e soprattutto se
ho il fidanzato.
Ah, non me lo avesse mai chiesto! Lei sì che sa toccare i
tasti giusti! Lucia, si chiama Lucia, settantacinque anni, sposata
da quarantanove con Giuseppe, che ancora ama anche
se, mi dice, ci sono stati alcuni momenti in cui gli avrebbe
volentieri dato da mangiare veleno per lumache. Che grinta
la mia Lucia!
Incoraggiata dalle sue confidenze, decido di lasciarmi andare
con la mia nuova amica, che nel mio cuore ha ormai
stabilmente preso il posto di quelle due inutili diciottenni.
Per risolvere i miei problemi ci vogliono consigli fondati
sull’esperienza e non inutili diatribe.
E dal momento che io e Filippo tra quarantanove anni
saremo esattamente come Lucia e Giuseppe, sarà lei a dirmi
cosa fare adesso.
— Signora Lucia, io ho conosciuto Filippo qualche giorno
fa e mi sono perdutamente innamorata di lui e sono sicura
che si tratti dell’uomo della mia vita e del padre dei miei
due figli Gioia e Felice — dico io tutto d’un fiato.

— Sei ben determinata, eh? — mi strizza l’occhio la signora,
e aggiunge: — Sai quanto tempo ci ho messo io a fare innamorare
di me Giuseppe? Dieci anni!
— No! Dieci anni?
— L’ho visto la prima volta all’osteria del mio papà. Era
lì per prendere un fiasco di vino e delle salsicce per il pranzo,
e indossava una camicia bianca di cotone grezzo e duro e
dei pantaloni corti al ginocchio. Io lavoravo, perché all’epoca
non c’era l’obbligo della scuola, e aiutavo il babbo perché
mia mamma aveva appena messo al mondo il mio terzo
fratello e qualcosa mi diceva che non sarebbe stato l’ultimo.
Annuisco comprensiva.
— Alla sera ci incontrammo di nuovo alla fontana, e poi
il giorno dopo in piazza, e poi dopo due giorni sul viale, e
così via, siamo andati avanti a incontrarci senza dirci una
parola per dieci lunghi anni. Io ero ormai una donna e lui
un uomo, e alla fine, visto che nel bene e nel male sono sempre
le donne a decidere…
— Lei dice? Non mi sembra proprio…
— Bada bene, anche nel male! Se decidi di ostinarti a cercare
un uomo sbagliato, sei tu che gli offri l’occasione di ferirti.
Perché tutto quello che ti passa negli occhi è prezioso,
e quindi devi stare attenta a chi guardi, molto attenta. Non
li svendere i tuoi sguardi, con quei luccichini che fanno ancor
più belle le donne innamorate!
Annuisco rapita.
— Dicevo… Visto che sono sempre le donne a decidere,
l’ho fermato e gli ho detto: “Ma scusa, quando ti decidi a
chiedermi in sposa? Ho vent’anni ormai e ho rifiutato molte
interessanti proposte di matrimonio perché ero sicura che
prima o poi me lo avresti chiesto tu!” Lui mi guarda e mi
dice “Ma infatti, io volevo chiedertelo proprio oggi, aspettavo
la primavera e aspettavo di vederti i luccichini negli
occhi.” E anche lui aveva i luccichini negli occhi.

Sul display luminoso compare il numero 277.
— È il mio, tocca a me — balza su Lucia, e non mi lascia
neanche il tempo di replicare o di farle altre mille domande.
Sparisce verso un qualche sportello e non riesco neanche
più a vederla.
Forse era un altro dei miei perfetti sogni.

Ciao, potete continuare a volermi bene, per favore?

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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