Voglio vivere in una canzone di Claudio Baglioni e avere legnetti di cremino da succhiare. Sì, ma il gelato chi se lo è mangiato?

Paolo mio,

ho fatto i pasticciotti stamattina.

1 Kg di farina. E fate un montone con il buco in mezzo.

Mi sono usciti proprio buoni che, ad un certo punto, gli ho dato sulle mani a Gino mio perché se li stava fottendo tutti e io, invece, glieli dovevo fare assaggiare alla mamma della Vanessa.

Si usa così mò che stiamo diventando parenti.

“Colpa tua che fai ‘ste cose” mi dice e se ne va nell’altra stanza a mettersi sul divano con la mamma, a pulirsi le scarpe con il Calzanetto.

È l’unica cosa che si fa da solo. L’ossessione tiene delle scarpe pulite.

“Scarpe e cappello fanno l’uomo bello” dice, anche se io, un cappello in testa, non gliel’ho mai visto.

La zia Marietta si è messa a dieta, da quando si è fidanzata.

Dice che deve stare in forma ché Mesciu Nino la deve portare al mare, al Bacino a Torre Chianca ché il figlio tiene la cabina e possono stare sulla spiaggia tutto il giorno e mangiarsi la pasta al forno, seduti sulle sdraio con i piedi dentro la sabbia, quella all’ombra però, quella che non scotta  che se, poco poco, vai a mettere i piedi sulla sabbia che sta sotto il sole, ti bruci il di sotto dei piedi, come quel giornalista che, una volta, si era messo a camminare sui carboni accesi.

Ma dimmi tu che gusti si piglia la gente?

Io, una volta, quando ero piccola, per sbaglio mi sono seduta sul braciere della nonna mia e mi sono bruciata il culo, con rispetto parlando, tengo ancora i segni ma questa è una cosa che manco Gino mio ha visto mai.

Mi metto vergogna.

Gino mio è stato l’unico che mi ha conosciuto e lui è stato l’unico che ho conosciuto.

Mai prima di lui pensavo che un uomo mi poteva toccare e poi ,dopo, ho pensato che nessun altro uomo mi poteva toccare.

Paolo mio, scusa se ogni tanto ti tratto come la migliore amica mia.

400 gr. di zucchero. Messi dentro al buco del montone di farina.

E che, poi, Gino mio tiene pure un poco di diabete e ‘ste cose sono veleno per lui ma non è che se lui non si riesce a controllare, io, mò, non posso più fare niente manco per gli altri.

La mamma sta di pessimo umore.

Non gli parla più alla zia Marietta ma quella manco se ne accorge.

Ieri, la zia ha voluto essere accompagnata in centro ché si doveva comprare i vestiti nuovi.

“Andiamo con la circolare” ho detto io.

“None, che poi la gente si pensa che sono una morta di fame” e si riferiva ai figli di Mesciu Nino, che non la vedono tanto di buon occhio perché pensano che, mò, devono dividere pure con la zia Marietta, quel poco che Mesciu Nino tiene.

Ma la zia Marietta se ne fotte, quella tiene una bella pensione e non sta pensando, certo, ai soldi di Mesciu Nino.

Però, mò si è messa di punta e deve fare vedere che lei non tiene bisogno e allora si compra i vestiti nuovi e, al centro, ci dobbiamo andare con la macchina e dobbiamo passare davanti al negozio della figlia di Mesciu Nino che tiene una merceria vicino casa che io, prima, ci andavo a comprare i bottoni mentre, adesso, non ci posso più andare perché la zia Marietta dice che è una vipera secca e invidiosa che forse le ha fatto il malocchio perché tiene male all’anca da quando si è fidanzata con  Mesciu Nino.

Ma, in realtà, si dimentica che, forse, il male all’anca le è venuto perché, dopo secoli che è stata fissa sopra quel divano, e che l’unica cosa che faceva era cambiare canale quando il telecomando toccava a lei, ora si sta agitando e va sempre a ballare con Mesciu Nino al centro sociale degli anziani sotto casa e, al pomeriggio quasi non trovi parcheggio, tanta è la gente che ci va.

E devi vedere come balla, Paolo mio.

E come si prepara.

Va in bagno un’ora prima e senti che si lava, che si profuma, che si acchitta tutta e sta lì che poi il bagno ci serve pure a noi, ma lei niente finché non è tutta pronta, non c’è verso di farla uscire da lì dentro e Gino mio si innervosisce ché di bagno ne teniamo uno solo.

E meno male che almeno uno lo teniamo.

La signora che abita sopra casa nostra si è presa questa casa proprio perché tiene il bagno ché quella dove stava prima non lo teneva.

Si è trasferita qui, tanti anni fa, con il marito e la figlia. Poi il marito è morto e la figlia se ne è andata e lei è rimasta sola però tiene il bagno a casa mentre prima lo teneva fuori, nell’orto.

Purtroppo, però, la signora che abita sopra casa nostra non cammina più tanto bene perché si è ingrassata sopra le sue gambe, come una vacca proprio, con rispetto parlando, e non esce più da casa.

Le gambe sono sempre rimaste secche secche come due rami dopo che si è bruciata la pineta: gambe secche, storte, nere e vuote dentro che devono sostenere una panza come non ne ho mai viste, una panza che trema tutta, ogni volta che, la signora che abita sopra casa nostra, respira e quella sta sempre chiusa dentro la casa con il bagno e la spesa gliela porta il ragazzo della salumeria: lei fa una telefonata o mi lascia la lista, quando salgo a trovarla.

Sta chiusa a casa e continua a mangiare, davanti alla televisione spenta, seduta su una sedia speciale che gliel’hanno fatta apposta perché tutte le altre le aveva rotte perché, ti ho già detto, si è ingrassata tutta, tranne le gambe secche secche.

Io c’ho paura che, se continua ad ingrassare così, poi pure il pavimento devono rinforzare che quella è capace che ci sprofonda dentro casa e ci manca pure questa.

Sprofonda direttamente accanto alla mamma e questa, siamo sicuri, che non se ne va da nessuna parte, non come la zia Marietta.

Un pizzico di sale, sempre nel buco del montone e attente a non esagerare.

La zia Marietta prima di Mesciu Nino era come una casa abbandonata, di quelle che poi,ad un certo punto, gli crolla pure il tetto e mò pare proprio un’altra persona.

Non posso dire ringiovanita ché tiene sempre la pelle tutta piegata e stropicciata, pelle che le avanza come la pasta a mezzogiorno, quando ne calo troppa e non c’è Emanuele, soprattutto sotto al mento, pelle appesa come i pomodori quando li mettiamo a seccare, però intorno a questa pelle che avanza, mò ci mette sempre una bella collana di quelle che ha detto, che quando arriva il momento, è mia.

Io questi discorsi proprio non li voglio sentire, come quando qualche mese fa, io stavo in cucina a fare la salsa ché mi avevano regalato un poco di pomodori buoni, e ho sentito la Veronica che cominciava a piangere e a gridare e poi è venuta in cucina e mi ha detto: “Digli che la deve smettere” e stava piangendo perché mia madre, con l’inganno, le aveva mostrato i vestiti che già si era preparata per quando muore anche se ha detto che era indecisa sulle scarpe.

E in testa sua la deve vestire la Veronica.

I vecchi fanno ‘ste cose così, chissà che gli dice la testa e chissà se quando arrivo io, poi faccio alla stessa maniera?

All’Emanuele mi devo stare attenta ché quello tutta nuda, con rispetto parlando, me ne manda via.

“Io quando ero giovane pure in bicicletta andavo”, è venuta a dirmi la zia Marietta, “e i giovani che abitavano vicino a casa nostra sapevano a che ora uscivo e mi aspettavano, per strada, per guardarmi le gambe e io sai che facevo? Mi alzavo la gonna apposta ,così quelli rimanevano scemuniti per tutta la giornata”.

Mi dice e si pettina i capelli e io che dico “zia, none in cucina ché non è igienico” e quella se ne fotte e continua “ non come tua madre, quella sempre vecchia è stata pure a quindici anni” dice e vedo tutti quei fili grigi che cadono e si infilano manco lo voglio sapere dove.

“La verità, è sempre stata la più bella ma che carattere che teneva e che tiene, anzi mò è pure peggiorata: una gatta selvatica. Solo papà tuo, buonanima, ha resistito e se l’è pigliata, sempre una pasta di miele è stato e, nonostante i graffi, se l’è pure addomesticata”.

Poi si ferma un attimo, e io c’ho avuto paura che se li strappava i capelli tanto se li stava spazzolando forte e conclude, guardando la credenza con i piatti buoni – quelli delle grandi occasioni che, per noi, non ci sono mai però, nel dubbio, i piatti li teniamo per farci trovare sempre pronti  – “la stessa vita sua mi voleva far fare, la reclusa, mi voleva far morire prima del tempo e invece tiè”.

“Zia” grido io, con rispetto gridando, perché aveva fatto la bracciata, bella rumorosa, verso la mamma che faceva finta di non sentire.

E si era battuta il braccio così forte che poi ho visto che le era uscito pure il livido.

Così si impara.

5 uova, ma non le mettete subito tutte, cominciate con tre e aggiungetele, secondo necessità, ricordando che l’impasto deve essere sempre asciutto ed elastico.

 Ho visto il Papa alla televisione, l’altro giorno, che era andato a Milano e non mi sembrava che c’era tanto traffico per strada e manco tanta gente.

Polizia ce ne era tanta, invece. È giusto, con tutti i pazzi che ci stanno in giro.

Ho letto su un giornale che proprio vicino a Milano, non so dove preciso però, avevano rubato un pezzo di una santa.

Erano proprio entrati dentro la chiesa e manco di notte, di pomeriggio erano entrati, e si erano fottuti un osso della santa che era santa perché aveva fatto il miracolo a una che stava per morire e, invece poi, non era più morta anzi era stata meglio di prima.

Che io dico, ma che modi sono? Togli il fatto che questa era pure santa e quindi come peccato vale pure qualche cosa di più, che avoglia a confessarti ché non lo trovi da nessuna parte un prete che ti assolve, però, dico io, va bene che sei morta e dell’osso non te ne fai più niente però ti pare modo? Io gli ossi miei tutti li voglio, pure tutta morta, ché metti che, prima o poi, veramente dobbiamo risorgere e poi mi trovo, facciamo finta, senza un osso della gamba e io non mi voglio presentare davanti a Nostro Signore che zoppico.

Ché lo so che lui non bada a queste cose ma io un poco ci tengo dopo tutti questi anni, dopo tutta questa attesa, se devo risorgere, voglio risorgere con tutte le cose a posto.

“Io ero quel che tu sei, tu sarai, quel che io sono” sta scritto sul muro del cimitero di Martano quindi, state attenti ladri, non scherzate con queste cose.

Ché poi, se risorgo, mò che c’ho un po’ più di esperienza, le cose le faccio andare diverse.

A nessuno, ti giuro Paolo mio, a nessuno gli metto tutti ‘sti vizi, manco ai figli miei.

Che ieri, per esempio, l’Emanuele si è incazzato, con rispetto parlando, perché la maglietta sua preferita che sopra ci ha scritto Baci e Abbracci, tutti quelli che non mi dà a me, stava ancora sporca ché io era tutto il giorno che trottavo, da una parte all’altra, e non avevo proprio tenuto il tempo di fare la lavatrice ed ero pure andata a prenotare l’ecografia alla Vanessa, come se il figlio loro stava crescendo nella pancia mia.

E, quella mi fa preoccupare ché invece di ingrassare, dimagrisce e tiene sempre una faccia verde e certe occhiaie che tengo paura che al piccolo Luigi Paolo mio me lo intossica con quel brutto umore che tiene sempre.

I figli le sentono le cose delle mamme quando stanno nella pancia e poi, dopo che se ne escono, arrivederci e neanche grazie e non sentono più niente.

Con il cordone ombelicale sembra che gli tagliano pure il cuore, a certi.

Non a tutti, ma Emanuele mio non la sente la pena che tengo dentro al cuore senò non mi gridava che sono una che non serve a niente e che non mi aveva chiesto lui di nascere se poi solo ‘sta vita di merda gli potevo dare.

Così ha detto. Per una maglietta sporca.

250 gr. di strutto, lavoratelo bene e riscaldatelo con le mani prima di metterlo nell’impasto.

Ho trovato una foto con Gino mio, in viaggio di nozze.

Tre giorni a Porto Cesareo, in un albergo.

Ci siamo mangiati il pesce, ci siamo bevuti il vino e ci siamo fatti pure il bagno,anche se erano i primi di maggio e l’acqua era ancora fredda e io, se non ero così felice, sicuro mi veniva una cosa e comunque un po’ ci stavo pensando ma Gino mio mi ha preso forte e mi ha dato un bacio salato che sembrava che era una cosa che stava succedendo in una canzone di Claudio Baglioni.

A me Claudio Baglioni mi piace e mi piacciono le cose che succedono nelle sue canzoni, soprattutto quando succedono a me.

Poi, dopo tre giorni, eravamo tornati a casa ed era cominciata la nostra vita, quella di mò.

E, poi, ho trovato anche una foto della Veronica e dell’Emanuele miei, vestiti di Carnevale.

Lui stava vestito da Uomo Ragno che, forse, è proprio vero che l’ha morso la taranta così mi spiego tante cose, e sta in posa con i pugni davanti alla faccia come se dovesse fare a botte con qualcuno – sin da piccolino stava litigato con il mondo – ma la mamma sua lo sa che quelle manine paffute assomigliano ai pasticciotti che ho fatto e ancora un mozzico, ogni tanto, mi viene di darglielo.

La Veronica, invece, stava vestita da principessa con il vestito che avevamo comprato all’UPIM: un regalo gliel’avevo voluto fare, quell’anno, e non le avevo incollato le solite pezze.

Una volta, eravamo andate all’UPIM, quando stava dietro a piazza Sant’Oronzo, e lei non mi aveva chiesto niente ma io l’avevo vista con che occhi lo stava guardando quel vestito da principessa e poi avevo tolto un po’ da qui, un po’ da lì e, alla fine, ci ero riuscita a comprarglielo il vestito da principessa dell’UPIM.

E, pure lei, mi è sempre sembrata un pasticciotto: con dentro la crema buona ma che fuori si spezza con un niente e riempie tutto di briciole.

Forse per questo mi piace tanto farli i pasticciotti, perché mi ricordano i figli miei.

E, per questo, quando mi mangio un pasticciotto un poco soffro e non è perché tengo paura di ingrassare.

La mamma fa cose strane.

L’altro giorno è venuta da me e mi ha chiamato “Signorina Maestra” e mi ha detto che si doveva ritirare dalla scuola perché era nato suo fratello Antonio e lei lo doveva badare ché era la più grande e a casa sua di soldi non ce ne stavano.

Mi ha dato tre uova e mi ha detto di stare attenta agli allarmi aerei ché era preoccupata perché io ero un poco sorda.

E mi ha detto anche di coprirmi ché era quasi Natale e faceva freddo.

“Io mi metto pure i guanti, vede Signorina Maestra?” e aveva infilato le mani dentro a due scarpe.

Che erano pure spaiate.

E poi si era andata a sedere davanti alla televisione, come sempre.

E io non avevo capito.

2 buste di Pane degli Angeli, continuate ad impastare fino ad ottenere un impasto asciutto ed elastico e quindi fate delle barchette dentro cui verserete la crema pasticcera, preparata in precedenza. Chiudete poi le barchette con dell’altra pasta e infornate a 180° per 45 minuti circa, secondo la potenza del vostro forno.

Annunci

Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
Questa voce è stata pubblicata in La casalinga leccese e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...