E intanto nella pancia della Vanessa…

Sono incinta.

Così dice questa specie di termometro di plastica bianca.

Mi sono seduta sul cesso e mi sono pisciata sulle mani.

Così ho scoperto di non essere più sola.

Qui dentro c’è qualcuno.

Che poi non ho scoperto proprio un bel niente.

So come si fa e so, soprattutto, che, se non si fanno alcune cose, poi ne potrebbero succedere delle altre.

Ecco, potrebbe succedere questo.

Il coso di plastica bianca ha detto che sono bella carica di gonadotropina corionica.

“La fecondazione può essersi verificata se il rapporto sessuale è avvenuto in un lasso di tempo compreso tra il quarto e il quinto giorno prima dell’ovulazione oppure poche ore dopo quest’ultima, visto che gli spermatozoi possono sopravvivere per un periodo massimo di cinque giorni, all’interno dell’apparato genitale femminile”.

La gente pensa che io sia scema ma non è così. So perfettamente cosa significhi gonadotropina corionica e questa parola la so usare.

So usare molto bene una quantità infinita di parole.

Come dire, leggo di nascosto per non stonare con l’ambiente.

L’unico problema è che questo figlio l’ho fatto con Emanuele.

Ho fatto una cazzata a mischiare i DNA, spero solo che il mio sia più forte e non si lasci sorprendere da uno che, nel massimo del lirismo, si esprime con i cori dello stadio.

E mò mi devo tenere lui, la zia Marietta, la nonna, quel povero succube del padre ma soprattutto, lei, la madre.

Con tutte le fissazioni che tiene quella donna lì, fa da sola un reparto di un ospedale psichiatrico.

L’ultima fissazione è il sindaco, gli scrive lettere, sempre, ed è convinta che, davvero, lui legga le lettere che lei gli scrive

Ma sono tutti pazzi, vedi la Veronica.

Sta sempre con il muso, tutta nera e depressa perché si è fatta fregare dall’avvocato.

Gliel’ha data una volta e adesso aspetta che lui lasci la moglie bionda con le Hogan per sposare lei.

La moglie bionda è sempre abbronzata, ben vestita e profumata e va ogni giorno in palestra e se ne fotte del marito.

Alla Veronica, la ceretta gliel’ho fatta io la prima volta.

L’anno scorso.

Solo che l’avvocato non si ferma davanti a niente e nessuno, sono tutte buone.

Anche la Veronica e i suoi vestiti marroni e quel costante nero di baffo sul labbro superiore, sottile e teso, e le sopracciglia a spazzolino da denti.

Era vergine la Veronica.

Ora va in studio anche di domenica nella speranza di avercelo, per un attimo, solo per lei.

E figurati se quello va in studio la domenica, non ci va neanche durante la settimana.

Io lo conosco bene perché ha difeso mio fratello quando l’hanno beccato con la cocaina, tre anni fa, e perché me lo sono fatto pure io, un giorno che mi annoiavo.

Mi ha tempestato di messaggini per settimane, dopo.

Diceva che s’era innamorato, il cretino.

Anch’io mi sarei innamorata del mio culo e dei mei diciassette anni.

Mi sono pisciata sulla mano.

Poi, ho preso quella specie di termometro di plastica bianca – il mio ingresso nel fantastico mondo della maternità –  e l’ho lasciato in bella vista sulla lavatrice.

Vediamo chi lo trova per prima, tra mia madre e mia nonna.

Così almeno non mi stressano più con la storia di Maria De Filippi.

Sono convinte che io debba diventare genericamente famosa.

Secondo loro, glielo devo.

Spero che questa prova le soddisfi.

Superata con lode.

Incintissima.

Glielo dico anche cantando, se vogliono.

Come Alessandra, come Emma, non come quell’altra bruttina che si è fatta cacciare fuori ad un passo dalla finale.

Neanche mi ricordo come si chiama.

Mio figlio me lo immagino come quella specie di termometro di plastica bianca.

È la prima immagine a cui lo associo.

Maschietto o femminuccia?

Boh, non lo so, certo fosse maschio avrebbe tante di quelle rotture di coglioni in meno.

Intanto vado a festeggiare e poi ci pensiamo.

Figlio mio, ti regalo la tua prima sbronza.

Domani staremo di merda e non ci ricorderemo un cazzo.

Solo il timbro della discoteca sulla mano destra potrà dare un indirizzo ad alcune ore della nostra nuova vita in comune.

Poi boh…

Figlio mio, se mi nasci basso e calvo ti regalo alle suore.

Devi nascere bello, figlio mio, così la gente ti rispetta.

Ma i bambini, in effetti, sono tutti bassi e calvi, è una loro caratteristica.

Anche tu mi mollerai, ad un certo punto, vero figlio mio?

Scusami fin d’ora perché, forse, sarò io a mollarti per prima.

Sai cosa penso?

Penso che non sono io ad aspettare te, sei tu che aspetti me, aspetti per nove mesi che io sia pronta.

Mi sa che ti tengo perché mi sento sola, figlio mio.

Annunci

Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
Questa voce è stata pubblicata in Campagna elettorale, La casalinga leccese e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a E intanto nella pancia della Vanessa…

  1. Infinity Es ha detto:

    Come al solito quando ti leggo vado a dritto fino all’ultima riga col fiato sospeso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...