Tu non sei diverso: sei speciale. E chi ti piglia in giro sono dei ragazzi scemi. Le prime proposte concrete della casalinga leccese a Paolo suo.

Paolo mio,

altri cinque anni insieme!

Che bello, sono proprio contenta! Sai quanti cruciverba ci possiamo fare in cinque anni? E quanti oroscopi ci possiamo leggere?

Comunque, ti volevo dire che non ti devi preoccupare per questa cosa della diversità. Pure ad Emanuele è successa: a scuola tutti lo scansavano, lo mettevano da parte, non lo invitavano alle feste (che poi, detto tra noi, erano tutti soldi risparmiati) e poi, come ti avevo detto, parlava pure da solo.

Per gli altri era diverso ma per me era semplicemente speciale.

È che siete più sensibili, secondo me.

Che pure Gino mio uguale agli altri ti sembra?  Ma io gli voglio bene lo stesso e se qualcuno veniva a dirmi che non gli dovevo volere bene perché era diverso, io ci rimanevo male.

Paolo mio, il successo non mi ha cambiata anche se sono uscita pure sul giornale, mamma mia che, ad un certo punto, sabato mattina è venuta la Maria Luisa, e io mi pensavo chissà che era successo e invece stava gridando perché mi avevano fatto l’articolo sul giornale di Lecce che quello lo leggono tutti in tutti i bar.

E quando sono scesa a fare la spesa tutti mi hanno fermato e mi hanno detto che forse poi mi chiamavano pure quelli di Telerama e io ho pensato che il vestito per il battezzo del nipote mio lo posso usare pure in quell’occasione ma per adesso è meglio che mi sto calma perché Gino mio non l’ha presa molto bene questa cosa e mi ha detto che la devo finire.

Però non può fare sempre come dice lui, no?

Meno male che sei ancora sindaco di Lecce che sennò io queste lettere a chi gliele scrivevo?

Tutto bene, sono contenta.

Di una cosa mi dispiace però: che quel bravo giovane che stava dalla Maria De Filippi non ha vinto il posto al Comune pure lui.

Hai capito chi dico, no? Quello che faceva il tronista, Giovanni. Non puoi capire che sorpresa quando ho visto i manifesti che, la verità vera, se non avessi votato te, un pensierino a lui lo avevo fatto. Così pulito e distinto. Proprio il genere di ragazzo che mi piace per la Veronica mia.

E poi che umiltà: quello era tronista, no? E mò era pure disposto a scendere di posizione perché sul Comune ci stanno sedie, non troni.

O al massimo se c’è un trono, te lo pigli tu, no?

Comunque, quello, il tronista, si vede che è un bravo ragazzo.

Aiutalo se puoi magari ti può dare una mano con i giovani ché quelli sono la forza del nostro futuro, no?

Emanuele mio, me lo hanno licenziato di nuovo.

Un posto di barista gli aveva trovato il marito della Maria Luisa, l’amica mia, e l’hanno ritrovato ubriaco dietro al bancone che si finiva gli scoli lasciati dai clienti nei bicchiere e ha pure avuto il coraggio di dire che gliel’ho insegnato io a non buttare il cibo ché è peccatoaggesù!

Paolo mio, una cosa ti volevo dire: al nipote mio, al figlio dell’Emanuele e della Vanessa, ho deciso che gli mettiamo il secondo nome.

Luigi Paolo lo chiamiamo.

Luigi Paolo, come te e Gino mio.

Sperando di farti cosa gradita.

Mò, visto che il primo a scrivermi sei stato tu ché io mai mi sarei permessa perché a me, ho capito, ci tieni veramente, ci sono due cose piccole da fare così, dopo, la gente ti vuole ancora più bene.

E io, se vuoi, ché io so quante cose tieni da fare, te le dico così se ti avanza tempo, le fai fare da qualcuno.

Le pulizie in mezzo alla strada, Paolo mio, ché questi selvaggi dei candidati, con rispetto parlando, hanno lasciato la guerra per strada e se c’è tramontana, come oggi, le carte ti sbattono sopra e non sai che fastidio.

Che poi, per carità, era pure giusto che si facevano tutta quella pubblicità che sennò poi chi li conosceva però insomma manco lasciare tutto questo porcile, no?

Io te lo dico perché so che tu non lo sai quello che hanno fatto, così come io non so quello che fa Emanuele quando esce con i delinquenti degli amici suoi, però mò che lo sai, sistemi tutte cose, no?

E poi, le coperture sopra la fermata del bus, le pensiline.

Una cosa ti devo dire, sopra ogni altra: a me quella corriera nuova che avete fatto, quella con il filo, mi piace.

Mi piace ma mi piacciono soprattutto i fili che avete messo sopra le strade per farla passare che, certe volte quando la vedo, mi sembra una scimmia appesa sopra all’albero, come le ho viste nei film alla televisione.

Anche se una volta, le scimmie, le ho viste pure vere, allo zoo di Fasano, un giorno che Gino mio aveva preso due soldi e  siamo andati tutti e quattro prima allo zoo e poi a Ostuni che è proprio bella.

Non come Lecce, però.

E, la verità vera, le scimmie mi hanno fatto pure un poco di senso perché erano pazze proprio e c’avevano i culi rosa e senza pelo, con rispetto parlando.

Per il culo e per il pelo.

Vabbe’, io stavo pensando che poi quando non vi servono più i fili del bus nuovo ce li prestate per stendere i panni ché io tengo sempre problemi di spazio, il balcone mio è piccolo e dentro casa non li posso mettere ché poi sanno di chiuso e già siamo troppi cristiani, a casa nostra, figurati se metto pure i panni da asciugare.

E manco li posso stendere sulla terrazza del palazzo ché c’è qualche mano lunga, e io tengo pure il sospetto di chi è,  che, con rispetto parlando, si fotte le lenzuola.

Alla Maria Luisa, la settimana scorsa, gliele hanno fottute, quelle buone del corredo, quelle di flanella. Anche se erano un poco vecchie e avevano cacciato i pallini quindi gliele hanno fottute solo per il gusto di fottere e basta.

Insomma, se poi quei fili non vi servono più, noi i panni li possiamo stendere lì e ti immagini che bello ché a Lecce c’è pure la tramontana e tutte le lenzuola nostre sbattono sopra le strade e sotto passano le macchine e nessuno ce le fotte e poi non puzzano più di chiuso.

E magari, a stendere sui fili, ci arriviamo con le gru ché a me le gru mi sono sempre piaciute.

Quando era piccolo, Emanuele mio mi raccontava che i palazzi in costruzione erano i castelli e le gru erano i draghi che controllavano che la principessa non se ne andava via dal castello.

Ma non erano draghi bravi perché la principessa del castello era scappata nel mondo degli uomini. E lui diceva che la principessa del castello ero io ché ero bella ma non ero buona tutta perché lo costringevo ad andare a scuola.

Fino a quando ha fatto quattordici anni l’ho costretto, dopo non c’è stato più verso.

Quello come i marinai in licenza vuole vivere.

Insomma, ti stavo dicendo che la copertura sopra la fermata del bus è molto utile perché d’inverno ci sta la pioggia e d’estate ci sta lo scatto del sole.

Mi è venuta un’idea: forse se metti gli ombrelloni, quelli da spiaggia dico, costano poco e magari sono pure belli da vedere e noi c’abbiamo un posto dove aspettare il bus, no?

Ah Paolo mio, ti immagini i panni stesi sul filo del bus, le gru e gli ombrelloni alle fermate? Ti immagini che bello? Lecce ancora più famosa diventa.

Poi, se mi posso permettere fino in fondo, un’altra cosa c’è.

Le buche in mezzo alle vie.

Mò, la verità vera, quindici giorni fa sono passati a coprirle però poi sai che succede? Bastano due gocce d’acqua e si aprono di nuovo, che mi sembrano la bocca di Emanuele quando mangia che si spalanca così tanto che ho paura che si spezzi e, poi, si inghiotte tutte cose.

Voglia di lavorare non ne tiene ma fame sempre tanta.

Insomma, io tengo sempre paura che se uno non sta attento alle buche e ci capita dentro, dall’altra parte del mondo finisce.

Magari è l’occasione per viaggiare ché altri modi non ce ne sono ma, per esempio,  la Veronica mia è una di quelle che, nelle buche, può cadere perché sempre la testa tra le nuvole tiene.

Io le dico: “Veronica vai sul grattacielo di Lecce e vedi se ti riprendi la testa che ti sei dimenticata lì sopra”.

Sempre un tormento tiene nel cuore.

Lei non parla ma io lo so.

Insomma, se uno, prima delle votazioni dice pure queste –   che mi fa chiudere le buche, che mi mette la copertura alla fermata del bus, che mi pulisce le strade –  io mi sento un poco più felice perché significa che è uno che sa come vivo io e quando piove, piove pure per lui e quando c’è il sole, c’è il sole per tutti.

Sono cose che ti fanno sentire voluto bene, come se qualcuno si cura di te, anche se dentro casa poi tieni quello che tieni.

Mò sto impazzendo con il cambio di stagione.

Meno male che teniamo due cose in croce però finché svuoti l’armadio, lo pulisci, lo tieni aperto, ché deve prendere aria, e poi lavi tutto e poi asciughi e stiri, non finisci mai.

Comunque, dall’esperienza mia, due cose ho imparato e mò te le dico ché magari ti possono essere utili pure a te: le giacche le devi conservare sbottonate ché sennò si sformano e che se metti i collant bagnati nel frigo, è più difficile che si smagliano.

Me lo ha detto la Maria Luisa, salvezza mia.

Io, a casa mia, tutto in ordine devo tenere sempre.

E quando pulisco, a Gino mio gli devo passare intorno con lo straccio e, qualche giorno, gli faccio il segno intorno, come nei film con le persone morte ammazzate.

E questa è un’altra passione che tengo: mi piacciono i film alla televisione ma a casa mia ne teniamo solo una.

Una sola televisiome con la mamma e la zia Marietta incastonate nel divano, che manco le statue dei santi nelle chiese, con rispetto parlando, e con il volume altissimo che Massimo Giletti parla e gli risponde la zia Marietta e la mamma gli dice: “che hai detto, Marietta”? Ma alla mamma risponde Pippo Baudo e Gino mio cristona ché si vuole vedere le partite e poi GOOOOL ma non è mai del Lecce e giù un altro santo, ché Gino mio ne fa scendere così tanti che – se erano cristiani di carne – da casa ce ne dovevamo uscire tutti.

E poi, io dico a tutti di stare zitti ché la Veronica sta studiando le carte di qualche causa nell’altra stanza e mi risponde Renato Zero che sta nella televisione – i migliori anni della nostra vita – e la zia Marietta, intanto, sta chiedendo a qualcuno: “Ma quistu s’ha capitu se ete ricchione”? E la mamma, finalmente risponde alla zia Marietta e solo a lei: “Sine ete ricchione, se ite ca tieni la cataratta tie”.

Io, d’istinto, mi segno con la croce e poi tutte e due se le piglia la tosse perché si sono messe a ridere come se non c’avessero pensieri nella testa. Una tosse così forte che mi viene paura.

E poi penso – e faccio di nuovo peccato mortale – “Signore mio, va bene una ma due insieme sulle spalle mie…” ma poi mi fermo e mi mozzico forte la lingua finché non mi esce il sangue e, all’inferno finisco, all’inferno sicuro con quelle del quarto piano che dicono il rosario.

Che meno male che ci sono la mamma e la zia Marietta, la casa e quel poco di pensione.

Aspetta Paolo mio, non mi sono spiegata bene però, io a tutte e due gli volevo bene anche senza niente però, con la casa e con quel poco di pensione, è più facile volergli bene.

Scusa, Paolo mio, ma hai capito come sono fatta. È che, a volte, mi metto a pensare così forte, ché tengo tanti pensieri ma proprio tanti, che poi ad un certo punto, mi devo fermare e uscire sul pianerottolo per sentire quelli degli altri piani gridare, i cani che abbaiano e l’odore di cucinato sulle scale, per essere sicura che il mondo, quello mio, c’è ancora.

Vabbene mè fammene andare ché mò suona mezzogiorno e non ho concluso niente.

Mi raccomando, se tieni bisogno non ti fare problemi, qua sto.

P.S.

Paolo mio, ti voglio bene e se ti incontro per strada, la prossima volta, io ti saluto e salutami pure tu, per favore, anzi saluta tutti quelli che incontri, è bello no?  Tu sei il nostro sindaco e noi di Lecce tutti ti abbiamo votato, sicuro..  Poi, lo so che a Lecce ci stanno tanti turisti e magari saluti pure qualcuno che non è di Lecce e non ti ha votato, però che fa?

Ti voglio bene, Paolo mio.

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Informazioni su Simona Toma

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2 risposte a Tu non sei diverso: sei speciale. E chi ti piglia in giro sono dei ragazzi scemi. Le prime proposte concrete della casalinga leccese a Paolo suo.

  1. Antonietta ha detto:

    genio 🙂

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