Se rinasco e, rinascerò perché io ho i soldi, voglio fare la stella dei fotoromanzi.

Ciao Paolo,

sono la casalinga leccese.

Altezza media, e meno male perché la donna troppo alta stona; mi faccio la tintura ogni due mesi, castano mogano ché la ricrescita è meno violenta di un biondo; taglia media tendente alla 44, soprattutto dopo le feste; faccio la spesa tutti i giorni, lo preferisco, tengo poco da comprare, un poco di frutta, un poco di pasta, lo zucchero; faccio la cyclette in casa al pomeriggio dopo che ho finito le faccende e poi mi metto a preparare la cena.

Ho visto il tuo manifesto. Mi hai convinto. Ma volevo chiederti alcune cose, se non disturbo.

Se tu cucini, lavi, stiri e apparecchi (oltre ad essere alto, brizzolato, slanciato e tennista), ti volevo chiedere se, secondo te e con rispetto parlando, è vero che se metti un tappo di sughero nel polpo in cottura, viene più morbido.

Poi, ti volevo chiedere se è vero che, aggiungendo il succo di un limone al detersivo, quando lavi i panni bianchi in lavatrice questi si lavano più morbidi e bianchi.

Poi, volevo chiederti quali sono le giuste proporzioni tra acqua demineralizzata e acqua del rubinetto per il ferro da stiro a vapore. Oppure, posso usare solo acqua del rubinetto?

E poi, per finire, volevo sapere se le posate vanno a destra o a sinistra del piatto. Io non ci faccio granché di questa cosa ma magari a Gino mio fa pure piacere una novità ché lo vedo un poco distratto ultimamente.

Sarà che è un esodato?

Io, prima che me lo spiegasse lui, pensavo che era una cosa bella, una cosa della Chiesa, l’Esodo di Mosè, l’oppressione degli ebrei, le sette piaghe d’Egitto, l’incontro tra Dio e il popolo eletto. Quindi pensavo che Gino mio era una specie di prescelto dal Signore. Poi Gino mio ha tirato un Cristone e ho capito che lui e l’Altissimo in questo periodo stanno litigati.

Ho capito pure che non c’abbiamo una lira ma andiamo avanti a testa alta, noi.

Tanto tutti quelli che conosciamo non c’hanno ‘na lira.

Tutte teste alte siamo.

E se non c’erano la mamma e la zia Marietta andava pure peggio.

Vabbe’ Paolo, scusa se sono entrata in confidenza però mi è sembrato che lo volevi tu. Oppure ho capito male? Ma le tue parole, la tua foto e la camicia aperta senza cravatta…

Ecco questa è l’unica cosa che non mi va bene.

Non sai le battaglie con Gino mio perché almeno la domenica, solo la domenica, se la metta la cravatta. E lui mi dice che non respira e che solo da morto, quando finalmente comanderò io, gliela potrò infilare ché tanto di respirare non gli serve più ma io penso che se lui è un esodato, come Mosè, magari può essere anche un risorto come Lazzaro.

Ti immagini se si risveglia con la cravatta? Tutto morto a calci in culo mi piglia, con rispetto parlando.

E poi Gino mio tira un altro Cristone, con rispetto parlando, e io capisco che ho detto un’altra fesseria.

Ma io non sono mica stupida, è che mi sono abituata ad esserlo, mica ho mai bisogno di pensare con Gino mio.

E me lo ricordo la prima volta che l’ho visto, vicino alla stazione dei treni di Lecce, in quel bar che sta affacciato sul traffico e però c’ha i tavolini fuori, vista ingorgo, e questa è la modernità, me lo ha detto Gino mio che è stato a Milano e mi ha detto che lì è così in ogni via.

Io stavo con papà, buonanima morto di male che non si può dire e sputo a terra, mannaggia al demonio e con rispetto parlando, e c’avevamo i biglietti gratis per viaggiare in treno e quel giorno stavamo andando a Brindisi a vedere il porto ché io il porto non lo avevo mai visto.

Ma non era la prima volta che viaggiavo, nossignore: ero stata anche al santuario della Madonna di Pompei e ai Sassi di Matera che, in verità e con rispetto parlando, non mi erano piaciuti tanto perché sapevano di fame e di miseria e se uno va a fare una gita è perché vuole vedere qualcosa di più bello di quello che c’ha nella vita di tutti i giorni, no? Mica vuole andare a vedere case come la sua che sanno di muffa e di gente che si piange le ossa marce.

Però, i Sassi di Matera mi erano, comunque, piaciuti di più del Santuario perché sono sempre stata più interessata alle cose del mondo, anche se a messa ci vado tutte le domeniche e ci vado perché mi piace sentire tutte quelle storie e vedere tutta quella gente e non per farmi perdonare i peccati.

Di gravi non ne ho fatti, con rispetto parlando.

Anche se certe volte quando incrocio quelle del quarto piano sopra casa mia, Signore mio tienimi la mano ferma e la lingua a bada.

Quelle si ritrovano ogni pomeriggio a urlare rosari per farsi sentire ma, tra un rosario e un altro, non lasciano in pace nessuno.

Roba che, quando ti incrociano per le scale, ti guardano tutta, dalla testa giù giù fino ai piedi, e poi ritornano su, nel caso gli sia sfuggito qualche dettaglio da infilare tra i grani del rosario, con rispetto parlando.

In questi giorni, si parla molto della gravidanza della Vanessa del quinto piano, venti anni di bellezza, ignoranza e leggerezza.

Adesso come lo fa il provino da cantante dalla Maria De Filippi?

Paolo, lo sai che le salentine sono speciali, no?

Guarda l’Alessandra Amoroso e la Emma Marrone cosa hanno combinato!

Anche se la povera Emma, ora, sta soffrendo per quella, per quella, per quella… Vabbe’, hai capito chi, no? La Belèn, che è meglio se non si fa vedere mai dalle parti nostre, svergognata, svergognatissima.

Ma, poi, io gli vorrei dire a Emma: “Emma cara, quello un fidanzato era? None, mezzo uomo, senza barba e con la faccia liscia, come coricarsi con la bambola di quando eri piccola, con rispetto parlando”.

Emma c’ha bisogno di un maschio vero. Sai chi? Te lo dico io: Giuliano dei Negramaro, un torello, con rispetto parlando. E, poi, inutile che te lo dico, no? Mogli e buoi…

Paolo, diglielo se la vedi.

La Vanessa non lo fa più il provino, c’ha la pancia ripiena e c’è pure un padre che tiene la testa vuota come gli scaffali del discount al sabato sera.

E io lo so bene perché è mio figlio Emanuele.

Lei ha la pancia piena e lui la testa vuota. Proprio una bella coppia.

L’unica decisione veramente importante che Emanuele ha preso è stata quella di tatuarsi la lupa leccese sul braccio destro e mi ha fatto piangere ché io l’ho fatto così bello e lui si è voluto rovinare e Gino mio, che mai lo aveva toccato, quella sera gli ha dato tante di quelle botte che, ad un certo punto, gliel’ho dovuto nascondere.

Ma cosa ci vuoi fare? Il tatuaggio resta, proprio come un figlio, una volta che hai fatto il guaio non te lo leva nessuno.

Ed Emanuele l’ha fatto il guaio. Ne ha fatti due: la pancia piena della Linda del quinto piano che non può più fare il provino dalla Maria De Filippi e  il tatuaggio sul braccio.

Il tatuaggio era meno grave però. Il tatuaggio non mangia.

E poi va sempre in trasferta a vedersi le partite del Lecce e, con rispetto parlando, solo il diavolo sa cosa fa ché torna sempre strano.

Poi, scopri pure che stavano d’accordo per le partite, che se le vendevano, che gli avvocati portavano le valigette piene di soldi ai giocatori del Bari in quell’albergo che sta dove comincia o dove finisce Lecce, a seconda di come stai girato.

Ma Paolo, secondo te, è successo veramente?

Io gli avvocati leccesi li conosco bene perché uno sta seguendo Gino mio nella causa contro l’azienda ma ci ha detto che il giudice, Vostro Onore, prima di cinque anni non arriverà a capo di niente.

Però intanto, per simpatia e umanità ha detto, si è preso la Veronica nel suo studio.

La Veronica è la figlia mia grande, quella laureata.

Sta nello studio dell’avvocato a fare la pratica, va in Tribunale, segue le cause, ci dà tanti consigli sulla causa di Gino mio, papà suo.

Anzi, possiamo dire, con rispetto parlando, che la sta seguendo proprio lei, la causa. Lo ha detto l’avvocato: così si fa le ossa e ci mette più passione.

Però noi paghiamo l’avvocato, non paghiamo la Veronica.

È un investimento sul futuro.

Però Veronica, alla sera, è triste.

Quando si è laureata, Gino mio si è messo la cravatta senza che glielo chiedessi e poi siamo andati tutti e quattro a mangiarci i ricci a San Foca, anche se era un periodo che era vietato pescarli.

Gino mio conosce uno, uno che gli è scoppiata la bomba in mano una notte che era andato a pescare, che glieli ha dati lo stesso e pure allo stesso prezzo.

Che colpa aveva la Veronica se si era laureata nel periodo di fermo biologico?

Uno per i figli davvero fa di tutto, davvero perde la ragione, io se c’avevo più potere davvero la facevo qualcosa per farli stare meglio.

Pure Gino mio, però.

Così, se i figli stavano bene e noi non c’avevamo pensieri, alla domenica pomeriggio ce ne andavamo a San Cataldo a sederci nella piazzetta del bar Royal e ci prendevamo il gelato due gusti, una pallina di cioccolata e una di nocciola.

E poi stavamo così senza fare e senza parlare.

Dopo tanti anni insieme che ti vuoi dire ancora?

Eppure Gino mio, all’inizio, era un chiacchierone e mi faceva ridere.

Anche se mi aveva raccontato tante bugie.

Mi aveva detto che il bar vicino alla stazione dei treni, affacciato sull’ingorgo, era suo, che il padre lo aveva messo lì perché non voleva farlo crescere molle, che era socio al Circolo Cittadino, che c’aveva una posizione, insomma.

Mi portava sempre a vedere casa sua ma non mi faceva mai entrare, diceva sempre che stavano facendo lavori e che, poi, la vedevo finita, tutta insieme.

E poi mi portava a bere il nocciolino.

E poi scoprì che non era vero niente.

L’amica mia, quella con cui facevo le serali, Eva Cucù, bella, bellissima proprio e i ragazzi la chiamavano sempre in questo modo per attirare la sua attenzione, Eva Cucù mi disse che lo aveva visto andare a giornata nella campagna dove stava anche suo padre.

A fare il contadino, non il padrone.

Ma io ormai mi ero innamorata e che ci potevo fare?

E quell’amore mi era entrato nella pancia e presto si sarebbe chiamato Veronica.

E meno male che la mamma e la zia Marietta stavano in due case popolari nello stesso palazzo e sono andate a stare insieme e noi ci siamo sistemati nell’altra casa.

Ma noi stavamo bene, sai Paolo?

All’inizio, mi ricordo, non c’era neanche la luce.

O meglio c’era, ma ci eravamo attaccati abusivamente alla centralina dell’Enel.

Noi e le altre famiglie.

Anche adesso è così, in effetti.

Stiamo tutti attaccati alla centralina dell’Enel.

Figurati se dobbiamo pagare pure le bollette cosa succede.

Ma qui da noi Paolo sai cosa c’è di buono? Soli non si rimane mai. Un poco di mangiare lo trovi sempre, stiamo tutti nella stessa barca, tutti con le pezze al culo, insomma. Con rispetto parlando.

Gino mio dice che quando lui stava a Chiasso a fare il cameriere in una pizzeria, un cane gli sembrava di essere, uno di quei cani soli, con il pelo mangiato dagli altri cani, logoro, stanco, sporco, affamato e con le costole che le puoi contare, quei cani che camminano lungo la strada, hai presente Paolo? Quei cani che se non stai attento poi li prendi sotto con la macchina e, povere creature ti dispiace pure, ma vuoi mettere quanto costa il carrozziere e mò ci è aumentata anche l’assicurazione perché quel delinquente, con rispetto parlando, di Emanuele ha tamponato uno.

Stava ubriaco, sicuramente, ma io non l’ho detto a Gino mio ché la vita sua è già così amara.

Gli ho detto che ero stata io, fuori dal panificio, che c’era il riflesso del sole e non mi sono regolata. Mi ha dato dell’imbecille, come sempre, ha fatto scendere i Santi dal Paradiso e poi, come sempre, si è calmato.

La vita l’ha fatto così amaro a Gino mio.

Insomma, Paolo scusa ma quando parlo con te, parlo facile e mi viene di raccontarti tutti i fatti miei.

Tu dicevi astenersi perditempo e io, con rispetto parlando, una perditempo non lo sono ché di tempo proprio non ne tengo, ancor meno che soldi, ma ho una sola passione, una sola, un solo unico vizio.

E in questi giorni me ne sta portando via la testa.

Paolo mio, non ti chiedo niente, sei un uomo impegnato e quando non stai sopra al Comune magari stai giocando a tennis che, detto tra di noi, una volta l’ho visto giocare ed è davvero una cosa elegante e tu altro non potevi fare se non giocare a tennis ma, insomma Paolo mio, io una cosa, una soltanto te la devo chiedere.

Tu hai studiato Paolo e io ho solo fatto mezze serali con Eva Cucù.

È il ventitre orizzontale che non mi dà pace.

Io non so cosa sia Paolo ma, davvero, non mi dà pace, non mi dà tregua, ci penso il giorno e ci penso la notte, ci penso sempre, ieri ho bruciato il sugo di Gino mio, che si è arrabbiato, ma sono giorni che non mi viene fuori questa parola.

Vedi tu ma non c’è bisogno che ti scomodi magari un giorno di questi vengo a trovarti sul Comune.

Il ventitre orizzontale, diciannove lettere, che dice: È un film di Frank Capra ed è anche un desiderio di tutti noi:

LAV_TA_MER_VIGLIO_A

Non capisco, proprio non capisco, non lo conosco questo film, non la so questa parola.

Ma è una cosa che si desidera, cioè che posso desiderare pure io? È una cosa pure per morti di fame, con rispetto parlando? Non mi viene proprio in mente, no.

Aiutami Paolo mio, aiutami se puoi.

P.S.

Se vengo in Comune come ti trovo? C’è il tuo nome sul citofono?

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
Questa voce è stata pubblicata in Campagna elettorale, La casalinga leccese e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

21 risposte a Se rinasco e, rinascerò perché io ho i soldi, voglio fare la stella dei fotoromanzi.

  1. ilsolitomood ha detto:

    Mi sono divertita moltissimo a leggerlo, bella questa tua vena cinica e ironica. Grazie! 🙂

  2. smilablomma ha detto:

    simona, bellissimo. l’ho buttato in tweet!

  3. Daniela (amica di Lina) ha detto:

    l’ho trovato davvero bello e divertente, ma anche amaro. Brava!

  4. rossana ha detto:

    l’ho iniziato a leggere sorridendo. ho terminato la lettura con il nodo in gola. è emozionante, ironico, struggente. bellissimo. che dire. bellissimo. un aggettivo diverso sarebbe riduttivo. complimenti.

  5. tarabaar ha detto:

    L’ ho letto ad alta voce, per lo spasso e il sentimento. Bellissimo.

  6. federico ha detto:

    Bella la tua lettera ma, non penso che sia il caro Paolo il problema, sarebbe stata più convincente se il soggetto fosse il politico che tu hai votato in Parlamento, in Regione e in Provincia e al Comune… Ma fare di tutta un erba un fascio e puntare in dito perchè si è dall’altra parte è facilissimo è non vedo nessuna innovazione comunicativa da parte di chi scrive tali post… se non sempre la solita ideologia politca italiana…e così non andremo mai avanti! Ciao 🙂

    • Simona Toma ha detto:

      Caro Federico,
      sono la casalinga leccese.
      Con rispetto parlando ma io a Paolo mio gli voglio bene per davvero, sai?
      Non punto dita perché è peccatoaggesù e io queste cose le so anche se non ho fatto le scuole alte.
      E io a Paolo mi gli ho scritto perché lui ha scritto per primo a me e mi sembrava cortese rispondere, no?
      Mica sono una selvaggia io.
      Anche perché io a Paolo mio lo voto pure.
      Mò, non mi chiedere, di scrivere a tutti che sto facendo il cambio di stagione negli armadi e non tengo proprio tempo.
      Due cose teniamo ma non sai quanto tempo ci metto.
      E nessuno mi aiuta, Federico mio.
      Poi devo cucinare e oggi pomeriggio devo andare dal medico a farmi segnare le medicine per Gino mio che, non so se te l’ho detto, tiene la pressione alta.
      150-95, pure quando non sta incazzato, con rispetto parlando.
      Mè mò bello mio devo andare proprio.
      Grazie che mi hai scritto.
      P.S.
      Che cucini oggi ché io non lo so? Mi alzo alla mattina sempre con questo pensiero.

  7. Grazia ha detto:

    Tutto verissimo, e davvero ben scritto, ricorda lo stile dell’ultima Maraini. Complimenti da parte di una ragazza che sogna di costruire un futuro con la sua penna ma inizia a dubitare che questo futuro sarà più nero dell’inchiostro con cui scrive…

    • Simona Toma ha detto:

      Grazie mille e prova a non dubitare, se puoi.
      Scrivi, scrivi, scrivi, è l’unica grande possibilità che hai.
      Per scrivere devi scrivere SEMPRE, non hai scampo, è come innamorarsi, sai che è una stronzata ma proprio non se ne può fare a meno!
      E questo era il pippone delle dieci e un quarto della zia Toma.
      😀

  8. Vito ha detto:

    davvero bellissimo!!

  9. Marco Buccino ha detto:

    Ciao Simona, ho visto il tuo blog e mi piace molto. ho da poco aperto un blog personale in cui parlo di televisione, musica, politica e tanto altro. ti lascio l’indirizzo del mio blog, complimenti e a presto. grazie http://marcobuccino.wordpress.com/

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