Parlare male di Sanremo è come parlare male del proprio nonno. Chiaro?

Mi chiamo Simona e sono matta, sono nata nel 1976 e vivo a Milano da due anni e mezzo.

E questa casa non è mai abbastanza pulita.

Sono due anni e mezzo che cerco di pulirla ma è sempre sporca.

Oggi ho detto: “ma da dove diavolo esce sempre tutta questa polvere, non si finisce mai di pulire”, sospirando mentre mi chinavo a raccogliere, con la mano, un batuffolo di polvere, un groviglio immondo di capelli e cagotto, come lo chiamava il proprietario di un vecchio appartamento che ho abitato a Bologna. “È tutto merdo qui”, ho detto a me stessa, portando tra pollice e indice l’immondo intruso, insinuatosi negli ingranaggi perfetti e puliti della mia vita perfetta e pulita.

L’altro ieri parlavo con la lavatrice. Mi sono sorpresa a stare seduta da lunghissimi minuti davanti a LEI che si rifiutava di fare il suo lavoro di lavatrice o quanto meno parte di esso, restituendomi panni molli e grondanti acqua e detersivo.

Ho chiamato mia madre.

Lei sa.

Lei conosce il segreto di tutto.

Lei alle macchie ci fa un culo così.

Inesorabilmente.

— Mamma la lavatrice non centrifuga.

— Ugesùmmaria. Avrebbe detto mia madre se avesse usato questo tipo di intercalare ma lei è molto pragmatica e mi fa “spiegami quel è il problema” mentre mi immaginavo si stesse passando due dita di grasso nero su entrambi i lati della faccia per un totale di quattro dita di grasso nero..

— I vestiti sono bagnati. Io

— Devi essere più precisa. Lei

— Questo succede prima o dopo che la lavatrice scarichi l’acqua? Continua lei, l’ho provocata, la conosco, ora la partita è sua.

— Mmm.

— Il cestello fa i suoi giri veloci? Si sente il gorgogliare dell’acqua nel tubo di scarico? A che altezza sta il tubo di scarico? No, non è un problema di filtro, è sicuramente un  problema di ostruzione, c’è qualcosa che impedisce all’acqua il suo regolare deflusso nel tubo di scarico e quindi non ha la forza per fare la centrifuga in ogni caso devi rilavare tutto perchè se ti ributta indietro l’acqua si tratta di acqua sporca e quindi i panni sono sporchi, aspetta adesso leggiamo insieme il libretto delle istruzioni.

Ventitrè minuti senza respirare, usando un linguaggio straordinariamente tecnico e competente, pur nell’assenza di afflusso di sangue al cervello.

È incredibile quanto l’argomento l’appassioni.

E quanto appassioni anche me ora.

E io e mia madre abbiamo trovato un momento di profonda e perfetta intimità, consultando il libretto delle istruzioni della sua lavatrice super moderna per poi lei proferire secca e chirurgica e io ascoltare rassegnata il suo verdetto: “qui ci vuole un tecnico”.

È stato un passaggio, come quando “sei diventata grande adesso”.

E poi: “Se ti piace uno, dimmi come si chiama così, prima che succeda qualcosa, io mi informo”.

Ieri ho fatto l’amore con l’aspirapolvere.  A mia madre non ho detto come si chiama ma sulla scatola ho letto Philips. Ma, ormai è fatta, mi sono compromessa, però l’aspirapolvere  non ha il sacchetto ma un filtro che va sostituito ogni sei mesi. Mi sembra una cosa bella come gli occhi verdi.

L’ha vinta la mamma di Stefania, la ragazza con cui convivo, con i punti della spesa.

L’ho passata per tutta casa, scovando angoli sensuali e recessi conturbanti su cui mi sono potuta accanire con passione ma anche dolcezza.

Ho, comunque, un grande cuore io.

E, poi, Sanremo.

Non ho mai capito se si scriva Sanremo tuttunito o San Remo tutto staccato.

A me piace tuttunito.

Non capisco chi parla male di Sanremo. Per me è come parlare male di mio nonno. Come faccio a parlare male di chi c’è sempre stato e mi ha tirato su?

Io non ho un ricordo in cui Sanremo non sia presente. A me piace guardarlo. E parlarne. E emozionarmi un attimo prima della sigla, quando i conduttori stanno per entrare in scena o quando si esibiscono i cantanti che sono sempre inesorabilmente spezzati in due dall’emozione.

Ma vi immaginate essere al loro posto?

Ecco, di Sanremo mi piace l’emozione.

Io una delle prime volte che mi sono innamorata, mi sono innamorata a Sanremo.

Luis Miguel.

Sanremo 1985. La scala, quell’anno, sembrava un verme arancione e Pippo Baudo mi regalò questo essere minuscolo in smoking.

Fui sua. Io avevo nove anni e lui quindici. Ci poteva stare, in seguito, avrei fatto di peggio con gente ben più sfatta.

 noi, ragazzi di oggi noi
con tutto il mondo
davanti a noi
viviamo nel sogno di poi
noi, siamo diversi
ma tutti uguali
abbiam bisogno
di un paio d’ali
e stimoli eccezionali

“Noi, ragazzi di oggi”, la canzone con cui arrivò secondo,  gliel’aveva scritta Salvatore Cutugno in arte Toto che, quando apriva bocca, mi aspettavo sempre un’apocalisse di vocali spalancare e consonanti raddoppiate e, invece no, nonostante il suo nome e il suo aspetto non era un mio conterraneo.

A me all’inizio spiaceva che Toto Cutugno fosse del Nord.

Ci ero rimasta male, ecco.

Il mangia cassette marrone simil mogano mi faceva ascoltare Luis Miguel.

puoi farci piangere
ah… ah…
ma non puoi farci cedere
ah… ah…
noi, siamo il fuoco
sotto la cenere

Luis Miguel era proprio bello, scuretto, capelli lunghi e i dentoni bianchi e un po’ in fuori, vestito come Ronald Reagan.

Luis Miguel ha cantato anche con Frank Sinatra.

Luis Miguel è detto “il sole del Messico” e sua madre era italiana ed è morta in circostanze misteriose.

Poi, ad un certo punto, credo abbia avuto una storia con Mariah Carey o compagnia cantante, non ricordo bene.

Celine Dion?

Una di queste strazzacore insomma.

Quanto mi piaceva Luis Miguel.

La stampa ha dichiarato che al momento della sua cattura, il dittatore Saddam Hussein, ha avuto l’album Segundo Romance, tra le sue cose.

Come posso odiare Sanremo?

Sanremo e “Un posto al sole”, la soap opera.

Il teatro Ariston e Franco Boschi.

Loro sono lì e non ti chiedono mai niente in cambio.

Ma ci sono e io mi sento come che divento piccola di nuovo.

Facevamo che diventavo piccola di nuovo?

devi venire con noi
siamo i ragazzi
di oggi noi
dai coloriamo
questa citta’
e poi vedrai
che ti piacera’
na.. na.. na.. na.. na.. na..
siamo noi
siamo i ragazzi
di oggi noi
i veri amici
che tu non hai
e tutti insieme
si puo’ cantare

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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2 risposte a Parlare male di Sanremo è come parlare male del proprio nonno. Chiaro?

  1. Lafresa ha detto:

    meraviglioso…sei proprio in forma. Grande Toma!

  2. lakappa ha detto:

    anche se nel 1985 non ero ancora nata, devo dire che anch’io ho vissuto questi miei scarsi anni di vita nella convizione che Toto fosse un mio conterraneo.

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