Un raccontino. Trullalero trullalà!

Un’anziana signora, con una benda nera sull’occhio sinistro e i capelli ricci, grigi, così fitti che le vespe ci possono fare la casa e il vento non ci passa dentro. E due carabinieri.

Uno più giovane e con le orecchie a sventola, seduto alla scrivania, batte sulla tastiera del computer, con la faccia appiccicata allo schermo che gli rimanda sulla pelle un riverbero metallico. Un appuntato

L’altro, cinquanta anni o giù di lì, collo largo e spalle strette, rigido nei modi e nelle parole. Un brigadiere

Nell’aria, si agita un motivetto, canticchiato dall’anziana signora: “Aveva un occhio di vetro e una gamba di gesso, a me piaceva lo stesso perché sapeva baciare”.

Un’anziana signora e due carabinieri, in un ufficio del Comando dell’Arma. E questa non è una barzelletta.

Il brigadiere si rivolge al sottoposto — Scriva, appuntato, scriva: “La qui presente Di Gregorio Pasqualina…”

L’anziana signora, subito, interviene: “Lilli, signora guardia, Lilli”.

Il brigadiere cerca subito di far capire chi, in quella stanza, ha il comando e risponde con poco garbo — signora, scusi, stiamo espletando le necessarie procedure per accertare la sua identità.

Impercettibilmente, il brigadiere gonfia il petto stretto, in verità, con una piccola cassa toracica che contiene, a fatica, tutto il suo orgoglio di appartenere all’Arma e quando ci pensa, di appartenere all’Arma, scatta automaticamente sull’attenti.

— Ma glielo dico io chi sono, signora guardia! Lilli mi chiamo, Lilli, quasi dal momento stesso in cui sono nata — dice l’anziana donna ai due carabinieri — nel senso che appena nata, nei secondi successivi al doloroso e sporco evento tutti mi chiamavano a criatura — Lilli sospira — e magari avessero continuato a chiamarmi così ché poi quando maman si riprese, compì l’orribile gesto! Pasqualina mi chiamò, pesavo giusto tre chilogrammi e anche 250 grammi, piccola non ero, ma il mio corpo neonato nemmeno lo teneva tutto quel nome: Pasqualina.

Il brigadiere prova a zittire l’anziana donna: “Signora, non divaghi, per lo Stato italiano, lei è Di Gregorio Pasqualina e come tale sarà trattata. Ex art. 6 CC ogni individuo ha diritto al nome che gli viene attribuito e il conferimento, come pocanzi affermato da lei stessa, viene effettuato dai genitori”. Il brigadiere si esibisce in una perfetta conoscenza del Codice Civile.

L’appuntato si stacca, per un momento, dallo schermo del computer. La sua pelle sembra essersi scurita ma è solo un’impressione — Che faccio brigadiere, scrivo?

Il brigadiere gli risponde — Solo gli elementi rilevanti ai fini della verbalizzazione per l’identificazione della qui presente Di Gregorio Pasqualina.

Lilli insiste — Lilli, signora guardia, Lilli mi chiamo”.

Il brigadiere sbotta — Allora se vogliamo essere precisi, io sono il brigadiere Fiboni”. E scatta di nuovo sull’attenti.

L’appuntato, questa volta, rimane spalmato sullo schermo, come se stessero trasmettendo la finale dei Mondiali di calcio  — Che faccio brigadiere, scrivo?

Il brigadiere si innervosisce sempre di più — Appuntato, lei fa di tutto per meritarsi un biglietto di sola andata per Pianosa.

— Ma brigadiere il super carcere l’hanno chiuso! Protesta timidamente l’appuntato.

Fiboni lo guarda rassegnato e continua — Allora, ritorniamo a noi, scriva, il giorno 25 ottobre del corrente anno 2011, alle ore 11.00, presso gli uffici della sezione anticrimine del comando dei carabinieri di Bologna, alla presenza del sottoscritto brigadiere Fiboni Rocco e dell’appuntato Gattullo Antonio, in seguito al fermo operato da una pattuglia, dopo regolare richiesta del querelante Dott. Ramondini Giulio, è presente la persona qui di seguito generalizzata come Di Gregorio Pasqualina, la quale ebbe a colpire il succitato querelante con oggetto contundente, identificato poi in occhio di vetro appartenente alla Di Gregorio stessa, cagionando al querelante lesioni guaribili in 60 giorni, come da certificato medico allegato. Il brigadiere sputa tutto d’un fiato.

Lilli interrompe il delirio verbalizzatorio del brigadiere ­— Brigadiere, precisi per precisi, mi permetta una parola. Lilli, mi chiamo Lilli perché la mia povera mamma, non più povera dopo che ebbe sposato il mio ricco papà, fece un voto al santo, San Pasquale di Baylòn, protettore delle donne perché lei pensava di dovere essere protetta e quando scoprì che abitavo la sua pancia, madonnamia quanto lo pregò il santo, che le facesse la grazia, che la liberasse di quel marito brutto e vecchio, ché lei era bella e giovane e sentiva che tutto questo, accanto a quell’uomo, se lo stava perdendo. E Madonna, quanto pregò che San Pasquale la liberasse dal tremendo peso. Pregò così tanto che pregare era diventata un’abitudine, era come respirare, una cosa cui non faceva più caso tanto normale era per lei pregare per la morte del mio legittimo padre che, quando avvenne, ne fu quasi sorpresa e pianse lacrime di vero dolore anche perché la morte coincise con le doglie che quasi non ci fu tempo per il lutto e le uniche lacrime che le vennero fuori furono quelle per il suo giovane corpo violato che, sicuramente, il mio padre vero, legittimo titolare di quel seme che si era arrampicato fino alla vita, non l’avrebbe più voluta ora che aveva il ventre strappato e i seni duri di latte destinati a diventar molli come uno straccio della cucina.

Sì, avevo un altro padre, proprietario della scintilla che mi aveva chiamato al mondo, ma, sfortunatamente, la sua nave, la Muzio Attendolo, attraccata nel porto di Napoli, che trasportava armi e uomini e con essi l’ufficiale Giuseppe Gaetano Delli Mori Aldrante, fu silurato dal nemico sottomarino che scivolava silenzioso sotto l’acqua, in attesa del buon momento, dell’occasione propizia che presto o tardi arriva. E se lo portò in fondo al mare.

Il santo fece la grazia alla devota madre e, per non sbagliarsi, la liberò da entrambi.

Neanche nata e, due volte, orfana. Figlia di un cornuto e di un pesce. Uno mi diede il cognome, l’altro gli occhi blu. E, constatata la professionalità del santo, mi chiamò Pasqualina perché egli non se ne avesse a male.

A criatura non porta buono, pensò maman.

E mi odiava perché il mio cognome e i miei occhi blu la inchiodavano a quello che lei voleva dimenticare.

Così maman prese a guardarmi strano e per ingentilire il suo senso di colpa e quello che io le ricordavo, mi chiamava Lilli, come se quel gentile soprannome potesse profumare lo sporco passato.

Ma, io pensavo, maman tu sei colpevole quanto il santo. Lui ha eseguito ma tu lo hai mandato.

E, da quel momento in poi, la giovinezza che reclamava come diritto, maman la rifiutò per espiare il suo crimine e abitò una sola stanza dell’enorme palazzo ereditato dal mio ricco padre e pregava e pregava, ben attenta a non chiedere più grazie al Santo, se non una: che niente le ricordasse più la sua colpa.

Con me il Santo si sbagliò in parte, perdendo la sua spietata precisione.

L’occhio, lo persi senza soffrire. Giocavo da sola, mi inseguivo per tutta la casa, inseguivo la mia ombra e la mia ombra si fermò su un vetro e lì finì la mia corsa. Pochi istanti ed era fatta. E io rimasi lì e mi ritrovò qualcuno così, con l’occhio sinistro insanguinato e pesto, fuori dall’orbita, dopo chissà quante ore e, oramai, non si poteva fare più nulla.

Maman me lo fece fare marrone, questa volta.

L‘occhio di vetro mi fece guadagnare il timore e il rispetto di tutti i ragazzini che stavano in strada dove non ero mai stata ma dove ora, grazie alla mia lucente protesi, mi avventuravo. L’occhio di vetro fu una benedizione, mi feci tanti nuovi amici. La mia personalità cominciò a definirsi intorno a quella che, agli occhi di tutti, era l’ennesima tragedia che colpiva la mia famiglia.

Il brigadiere, turbato, interrompe il ricordo di Lilli — signora Di Gregorio, la ringrazio per questo bel racconto ma io devo procedere nel mio interrogatorio”.

Lilli — Ma voi siete carabinieri?

Brigadiere e appuntato rispondono all’unisono — Per servirla signora! E scattano entrambi sull’attenti.

Lilli — Non mi fido tanto dei carabinieri perché hanno arrestato Pinocchio”. Dice Lilli candida.

Il brigadiere recuperando il suo rigore le fa — Signora stia attenta, qui ci sono gli estremi per oltraggio a pubblico ufficiale!

Lilli sgrana l’occhio — Ortaggio?

— Signora, lasci stare, per favore, ché oggi sono pure nervoso perché non è ancora arrivata l’uniforme invernale e non abbiamo l’autorizzazione a riscaldare gli ambienti della caserma a causa dei tagli operati al nostro budget. Le fa sapere il brigadiere, con la sua solita precisione.

Lilli chiede ancora — Uniforme invernale?

L’appuntato brucia sul tempo il brigadiere che ha solo il tempo di aprire la bocca: “Sissignora, per ciascun tipo di uniforme esistono delle varianti stagionali”.

Lilli, molto coinvolta dall’argomento, continua a chiedere — Appunto, come la frutta e la verdura?

L’appuntato la guarda sorridendo — Di stagione, giusto! Sbatte una mano sulla scrivania e continua — signora, mi sarebbe piaciuto conoscerla in una circostanza meno incresciosa!

Lilli, un po’ stordita, gli fa — Il circo in una stanza? Non era il cielo a stare in una stanza?

Il brigadiere non si lascia sfuggire l’occasione — La circostanza tende ad essere incresciosa se si colpiscono onesti cittadini con occhi di vetro che provocano…

— UN occhio di vetro, ne ho solo UNO”! Lo corregge Lilli.

— Vi avviso che la pazienza l’ho persa giocandoci a nascondino da bambino, non è più tornata, si è nascosta molto bene! Il brigadiere si alza in piedi e continua a dettare il verbale all’appuntato: “Allora, immotivatamente, aggrediva con cieca violenza il querelante, Dott. Ramondini Giulio, usando come oggetto contundente il suddetto occhio di vetro.

Lilli lo interrompe, di nuovo, molto timidamente — Suddetto occhio di vetro che, se fosse possibile, vorrei indietro. Lilli tocca la benda nera.

Il brigadiere alza la voce e dice — il succitato occhio di vetro è stato sottoposto a sequestro in quanto corpo del reato!

Lilli replica sempre più intimidita ma senza arrendersi — Le faccio notare, brigadiere, che il vostro corpo del reato entra pari pari nel buco che ciò sulla faccia.

Il brigadiere urla sempre di più — È il corpo del SUO reato! E mi dica perché aggredì con cieca violenza il suddetto Dott. Ramondini?

Lilli sorride e dice — Brigadiere, mi perdoni, non per essere insolente, ma mi sta prendendo il giro? Io qualsiasi cosa faccia sono cieca, mezza cieca lo ammetto, ma se faccio una cosa con passione la faccio con cieca passione, se mangio con appetito mangio con cieco appetito, se rispondo alle sue domande lo faccio con cieca noia. Non è colpa mia, è che proprio mi manca l’occhio. Miracoli, però, non ne chiedo, visti i precedenti!

— Che faccio, verbalizzo? Chiede l’appuntato, come se fosse entrato, solo in quel momento, nella stanza.

Il brigadiere, spalanca le braccia, quasi in segno di resa — Mi avete fatto venire voglia di chiedere le ferie accumulate, in tutti questi anni di fedele servizio.

Lilli spalanca l’occhio e chiede — E come brigadiere lei non ci va in vacanza. Un uomo sano e forte come lei?

Il brigadiere sospira e sgonfia, appena, il petto — No, da quando la mia povera moglie se ne è andata.

Lilli si scusa prontamente — Uh mi dispiace, mi scusi assai, non volevo ricordarle brutte cose.

Ora il brigadiere ha anche abbassato le spalle — Ma no, non si preoccupi, ora sta meglio, se ne è andata a vivere in città, fa lo yoga, adesso”. Commenta la frase, intrecciando in modo strano le mani.

La donna e l’appuntato si guardano.

Il brigadiere si rivolge, mesto, al suo sottoposto — Appuntato, non verbalizzi”.

Questi risponde, sussurrando — Sì, questo l’avevo capito.

— Se siete d’accordo procediamo. Dice il brigadiere rivolto ai due.

— Sono d’accordo, brigadiere. Fa l’appuntato e scatta sull’attenti, rimanendo seduto.

Il brigadiere sospira. Lilli gli rivolge un sorriso.

Fiboni torna a rivolgersi a Lilli — Signora, perché ha aggredito il Ramondini?

Lilli si sistema la gonna e risponde — E perché mi sono svegliata e me lo sono trovata addosso.

Il brigadiere incalza — Sì, qui le versioni coincidono, ma il Ramondini si avvicinava per accertarsi delle sue condizioni psicofisiche, trovandola, in quel momento riversa sul volante della sua autovettura.

Lilli ribatte piccata — Ma io riposavo. Scusi, se lei dorme e qualcuno le viene a fiatare sul collo? Sapesse che paura mi sono presa! Lo dovrei querelare io, il suddetto dott. Ramondini, altrochè”!

Il brigadiere non molla — Una paura tale da aggredire il querelante, scagliandogli contro il suo occhio di vetro e cagionando al suddetto una ferita lacero contusa nella zona dell’arcata sopracilliare sinistra con interessamento del foro orbitarlo, nervo sopraorbitario e vasi sanguigni associati e – si ferma un momento, per prendere fiato –  dopo il primo impatto, con parabola non prevedibile, il suddetto occhio di vetro terminò la sua corsa impattando contro l’osso nasale del querelante provocandone la frattura”. Conclude la sua trionfale orazione.

L’appuntato non riesce a trattenersi e fa — Come il flipper, signor brigadiere. E scoppia a ridere.

Lilli lo segue — Ah come il flipper, buona questa! E ride anche lei.

Il brigadiere va su tutte le furie: “Appuntato, le elevo provvedimento disciplinare, cosa fa, fiancheggia la querelata”?

L’appuntato diventa serio all’improvviso e incolla i suoi occhi, tutti e due, sullo schermo del computer mentre Lilli lo guarda con un occhio solo.

Il brigadiere recita la sua preghiera — Ricostruiamo i fatti: lei conduce la sua esistenza in stato di vagabondaggio, in un’autovettura di modello Fiat Ritmo, targata LT 546738 di colore bianco. Si ferma. La guarda e chiede ancora — E l’ha eletta a sua dimora?

Lilli risponde orgogliosa — Oh sissignore, ciò pure la pianta di peperoncino. Coperte e cuscini, la radio sempre accesa e i cagnolini, dietro, che muovono la testa. Mi sposto ogni giorno, più volte al giorno e parcheggio dove ho più voglia di stare. Ho voglia di vedere gli alberi? Me ne vado in campagna. Ho voglia di svegliarmi con il profumo del pane fresco? Parcheggio davanti ad un panettiere. Ho voglia di guardare un film? Mi metto davanti ad un cinema e origlio i commenti delle persone, all’uscita della sala. Niente mi manca, proprio niente. Ho messo pure le tendine, belle, gialle sono, luminose e sempre pulite. Non sono una vagabonda io, ce l’ho la mia casa io: la mia macchina! Lilli si ferma un momento e, poi, riprende — Sono stata, per quarant’anni, chiusa in una portineria e ora ho proprio voglia di visitare il mondo.

— Nella sua autovettura? Parcheggiando ora in una via ora in un’altra?

— Sissignore, sì! Risponde Lilli e prosegue — quando sono arrivata qui mi hanno portato, direttamente, dalla stazione dei treni allo stabile signorile presso cui ho prestato servizio di portineria per il suddetto periodo.

— Per quaranta anni. Ripete l’appuntato scrivendo.

Il brigadiere, per la prima volta, sorride — E che fa parla come noi?

— Vi vengo incontro, brigadiere, così l’appuntato non deve tradurre – ricambia il sorriso Lilli e riprende  – e dalla guardiola mai più mi mossi.

— E non si  è MAI mossa? Chiede Fiboni.

— Mai – risponde a tono la donna.

— Mai, mai, mai? La incalza l’ufficiale – e le spese, le commissioni, le bollette?

— Mi ero organizzata. Il dovere di una brava portinaia è di presidiare la guardiola H24, di dormire con un occhio solo e su questo ero già avvantaggiata — ammicca Lilli, sorridendo.

Il brigadiere si rivolge all’appuntato — La suddetta Di Gregorio Pasqualina ha eletto a propria dimora la sua autovettura quindi dichiara di vivere in uno stato di vagabondaggio.

Lilli si offende e fa — Mi scusi, ma se conosce già tutte le risposte perché mi tiene qui? Io non sono una vagabonda, io una casa ce l’ho e avevo anche un bell’occhio di vetro di colore marrone. Me lo restituite, per favore?

Ma il brigadiere sembra non averla neanche ascoltata — mi scusi, mi sovviene un dubbio, quando ha conseguito regolare patente di guida?

— Eh? Fa Lilli

— La sua patente di guida! Dov’è? La esibisca, prego! Le intima Fiboni.

— Ma, secondo lei, brigadiere, io mezza analfabeta, con occhio di vetro e tutta sciancata, chiusa per quarant’anni nella guardiola del signorile stabile, ho mai conseguito regolare patente di guida? Ora è Lilli ad essere spazientita — lei per vivere nella sua casa ha bisogno della patente di guida? Chiede all’ufficiale.

Il brigadiere, per la prima volta, non sa cosa rispondere. Si ferma un attimo e sembra chiudersi in se stesso. Va verso la finestra che gli rimanda un pezzo di città che si sta preparando all’inverno, liberandosi di foglie, verde e luce.

L’appuntato passa la manica della giacca sullo schermo, per pulirla dalla polvere.

Lilli scarta una caramella presa da un vassoio sulla scrivania di Gattullo e inizia a succhiarla rumorosamente.

Il brigadiere, riavvolge i suoi pensieri, come una tapparella dopo una notte di sonno e si rivolge a Lilli.

— Lilli – dice con tono stranamente dolce — mi dica, perché ha aggredito il Ramondini?

Lilli chiude l’occhio e abbassa la testa. Anche lei ora sta pensando. Poi, spingendo con la lingua la caramella di lato, nella sua bocca fa — Brigadiere, perché quando ho aperto il mio occhio, quello che mi è rimasto affezionato, ho visto due enormi occhi blu che mi guardavano. Sembravano meglio della televisione. E io li odio gli occhi blu…

Lilli, senza alzare la testa, riprende a cantare — aveva un occhio di vetro e una gamba di gesso, a me piaceva lo stesso perché sapeva baciare.

FINE

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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