Se leggete questo articolo troverete l’amore.

No, non è vero.

Cioè, magari sì ma non per merito di questo articolo.

In realtà, volevo solo un attimo di attenzione, pochi secondi da regalare alla Toma prima di uscire per le vie delle vostre città ancora troppo bollenti per rimanere in casa la sera.

Io no.

Io sto in casa.

Io funziono così: d’estate, gli anni pari movimento agitato e costante, gli anni dispari introspezione.

E questo è un meraviglioso anno dispari.

Quindi passo molte serate in casa.

Per chi mi conosce sa che è davvero tanto strano.

Quando sto nel lato luminoso della socialità mi hanno visto in giro a bere birre anche nei freddi e maleducati lunedì di gennaio.

Ma questo è un mercoledì di fine agosto troppo accogliente per distrarmi. L’ultimo mercoledì di agosto che poi è anche l’ultimo giorno di agosto.

E poi oggi mi sono già regalata una bella acconciatura punk.

Sto in una fase di negazione della mia comunque timida femminilità.

Scrivo molto. Ma questo non c’entra con l’essere poco femminile.

A quanto pare, sto anche scrivendo una cosa catalogabile come “secondo libro” (che poi è sempre quello più difficile nella carriera di un artista. Io, però, non sono un’artista. Caparezza lo è).

E poi questa sera mi devo vedere almeno due puntate di United States of Tara.

Serie tv americana bellissima, scritta da Diablo Cody, la sceneggiatrice di Juno, per intenderci.

Io, se ho ancora una possibilità, da grande voglio diventare come Diablo Cody, ex lap dancer super tatuata, vincitrice di Oscar al primo colpo e prodotta da Steven Spielberg.

Ok, fronte ampia e spaziosa hai avuto il tuo momento anche oggi, adesso vai a leggere quel manuale di auto aiuto che ti ho regalato “Smettere di innamorarsi degli stronzi è facile se sai come fare”.

Su, da brava.

Perché io,  proprio di questo vi voglio parlare.

Ossia voglio fare una precisazione.

Il precedente post era, diciamo, un po’ troppo intimista. Comprensibile solo alle mie sfortunate amiche e a quelle tredici persone che hanno letto il mio libro.

Del resto, non l’ho neanche mai specificato che ho scritto un libro.

Ho scritto un libro ma non sono una scrittrice.

“Da questo libro presto un film” si chiama.

Vi allego un link ma ve ne parlerò meglio.

Un libro che d’estate ti rinfresca, d’inverno ti riscalda.

Scusate, signori del marketing ché i vostri genitori hanno fatto tanti sacrifici per farvi studiare e poi arrivo io con le mie minchiate a distruggere carriere e vite. Scusate, se potete

Fronte ampia e spaziosa ma non ti avevo detto di andare via?

Nel mio libro, il protagonista maschile si chiama Filippo.

Nella mia vita, il protagonista maschile non si chiama Filippo ma è come se lo fosse.

Nel mio libro, il protagonista maschile è uno stropicciato calcolato e, adesso, vi faccio spiegare da Matilde, amica della mia Toni-protagonista, di cosa parliamo quando parliamo di questa corrente di pensiero.

Lo stropiccio-calcolatismo.

— Come hai potuto vedere tu stessa, è un maestro di pensiero

della corrente stilistica dello stropiccio calcolato: tu credi

che non pensino a come sono vestiti, ma invece no, amica

mia!

— Non è vero! — protesto.

Invano. Matilde si toglie gli occhiali da sole e con molta

calma li appoggia sul tavolino. Mi guarda e riprende a parlare

lentamente.

— Sì, invece. Sono vestiti da stropicciati, della serie “Ho

cose troppo più importanti a cui pensare per curarmi di particolari

significativi solo per voi comuni mortali come i vestiti.”

Ma è tutto studiato. Lo stropiccio calcolato richiede:

venti maglie uguali, venti pantaloni uguali, venti paia di

scarpe uguali e tutte ugualmente consumate. A cui aggiungere,

assolutamente, una catenella di ferro agganciata tra i

passanti dei pantaloni.

— Dai, smettila con i dettagli, racconta qualcosa di più

interessante — incalza Clementina, che, dopo aver cacciato

i piccioni ora è tutta interessata alla questione, mentre io mi

sono quasi già arresa.

Così Matilde è pronta all’affondo. — A casa si applicano

a macchiare ad arte le loro camicie e magliette. Fai conto

che si preparano da mangiare indossando i loro abiti migliori

perché possano essere impreziositi da costellazioni di

patacche. Che poi, se ci fai caso, la macchia è sempre una,

ben definita e di un colore di gran moda e, in genere, si trova

all’altezza del cuore.

Scandisce bene le ultime parole. Io comincio a gemere

ma, a questo punto, la scena è sua.

— Gli stropicciati sono stranissimi esseri che si aggirano

tra cineforum su film di altri pianeti sottotitolati in lamenti

in ugrofinnico.

— A me il cinema piace — replico.

— Sì, ma tu non li hai mai sentiti: “Cioè, non puoi capire,

quel movimento della macchina da presa racconta quanto

il disagio esistenziale sia preminente nelle nostre vite. Dura

sette ore e mezzo perché vuole significare che la vita è una

lenta agonia…” — recita platealmente Matilde.

— Non ci credo — mi ostino.

— Io ti giuro, mia cara, ti giuro sull’ultimo panda cinese

che ho udito con le mie orecchie piene di piercing queste

strazianti parole.

— Ah. Sarà il caso che tu cominci a farti una bella cultura

cinematografica! — chiosa Clementina.

In effetti, allo stato attuale, la mia cultura cinematografica

è un ibrido tra i cartoni della Disney e le mille serie televisive

di mtv. Insomma, un biglietto da visita imbarazzante

per una che ha intenzione di sposare il più grande regista

del prossimo decennio. Dovrò rimediare.

— Vi ripeto: Filippo e gli Stropicciati dimostrano un q.i.

che gli permette appena di camminare, il minimo per lavarsi

i denti, per intenderci. — Matilde vuole sempre l’ultima

parola. Quanto è dolce!

Ecco, forse adesso è leggermente più chiaro quel dettaglio chiaro solo a me della camicia stropicciata.

Io meglio di Matilde non lo saprei dire.

Adesso, vado a vedere cosa sta combinando la mia fronte ampia e spaziosa. Da quando si è messa in testa di volermi far rigare dritta non mi regala più un attimo di tregua.

Vuole un marito e un figlio, dice.

E io che cerco di farle capire che, poi, quando esco a fare la matta chi me li guarda marito e figlio? Rimane lei a casa a fare la babysitter? Io no di certo

A volte, proprio non la sopporto.

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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