La seconda lettera è sempre più difficile nella carriera di una casalinga leccese. Questa, poi, è anche lunga. Decidete voi se leggerla o meno. Io vado da Gino mio.

Ciao Paolo,

sono sempre io, la casalinga leccese.

Mi devi scusare se ti disturbo di nuovo ma volevo solo dirti che una mia amica mi ha detto che il tappo di sughero è buono pure nei pezzetti di cavallo al sugo.

Magari devi fare una cena e questa cosa ti serve.

Paolo mio, LA VITA È MERAVIGLIOSA. Questo era il ventitre orizzontale, grazie.

Questo mi voleva dire il cruciverba ma io, in realtà, l’ho sempre saputo. Lo so che la vita è meravigliosa.

Non ti volevo sembrare lamentosa nell’altra lettera, anzi ti volevo dire che se hai bisogno, non ti mettere vergogna, chiedi pure, che se posso ti do.

Non lo so, se hai bisogno di parlare, se hai bisogno di un’amica, con rispetto parlando, io sono una persona semplice ma ho vissuto, le cose le ho fatte pure io e magari qualcosa di buono te lo posso dire anche io.

Paolo mio, l’altra volta non sono stata sincera sincera.

Io tengo anche un’altra passione, è che, a volte, non ho abbastanza fiducia in me stessa e quindi penso che le cose mie sono poco interessanti.

L’altra mia passione è  leggere gli oroscopi.

Il mio oggi dice che la Luna è in  sestile con il mio segno, che ho avuto un periodo un po’ contrastato ma oggi sarà un giorno divertente, che devo cercare di frequentare posti nuovi perché scoprirò gente molto eccitante. Insomma, che può anche essere vero perché oggi lascio Gino mio da solo ed esco con la Maria Luisa.

La Maria Luisa è l’amica mia da quando abito qui, sta nel mio stesso pianerottolo.

Quando non tengo le cose, senza che scendo apposta apposta, ché la spesa l’ho già fatta, me le presta lei. E viceversa però.

L’unica amica che tengo anche se lo posso dire che stiamo diventando un poco amici anche noi, Paolo?

E con la Maria Luisa oggi pomeriggio andiamo a casa di un’amica sua a vedere la rappresentazione dei prodotti per truccarci.

Già un’altra volta siamo andate e quel tavolinetto del salotto dell’amica della Maria Luisa, che si chiama Renata, mi sembrava la guantiera dei dolci quando è festa.

Rossetti, ciprie, fard, ombretti e, soprattutto, ci potevamo truccare tra di noi per provare quelle cose e, come se non bastasse, potevamo fare tutte le domande che volevamo alla rappresentante che si chiamava Mirella.

La Mirella mi ha spiegato che se metto il profumo dove la pelle è più sottile, sulla nuca, dentro al gomito, sui polsi e dietro le ginocchia, c’è più calore e mi profumo meglio e io, per sicurezza, mi sono messa tutto  il profumo del campioncino e l’ho finito già durante la rappresentazione.

Poi, mi ha guardato gli occhi, la Mirella e mi ha detto che per evitare di tenerli sempre così gonfi non devo usare la stessa crema idratante che uso per il resto del corpo ma uno “specifico prodotto” e mi ha messo proprio dentro alle occhiaie uno sputo fresco di qualcosa e mi ha detto che domani mattina il “mio contorno occhi sarà disteso e ben idratato”.

Poi, sono tornata a casa e Gino mio mi ha detto che profumavo come una che sta sulla strada e mi ha detto di lavarmi tutta ché gli facevo venire il mal di testa e via di sacramenti.

Io quella notte ho pianto zitta zitta e la mattina tenevo di nuovo gli occhi gonfi e la crema non mi aveva fatto nessun effetto.

Gino mio, l’ho capito, da quando è successa questa cosa del lavoro si sente meno uomo e quindi cerca di fare il maschio come può, con rispetto parlando.

La verità, non ha mai avuto un buon carattere però ora è peggiorato.

Quando torno a casa dalla spesa, si prende tutti gli scontrini e li controlla ma, a volte, neanche se ne accorge che gli do quelli del giorno prima e sempre dice “troppo spendi, a che ti servono tutte queste cose” e sta parlando del pranzo che poi puntualmente macchia la sua maglietta, ma lo fa con tanta precisione che a volte gli dico:” Gino mio tu l’artista dovevi fare, solo la moglie tua l’ha capito” ed è uno di quei momenti che ride un poco, quei momenti che si fumerebbe una sigaretta sul balcone se fumasse ancora. Però sul balcone se ne esce lo stesso, a guardare i palazzi intorno.

Ma quanto sono brutte le cose brutte, Paolo mio.

Ma tanto tu lo sai di cosa sto parlando: il posto dove abitiamo, 167 C si chiama.

Quando sono proprio arrabbiata penso che quella C significa CASTIGO, 167 CASTIGO.

Ma poi mi fermo, respiro forte e mi calmo un poco. Questa cosa l’ho imparata alla televisione, a “Dica 33”, quella trasmissione di malattie sulla Rai Due con quello che tiene il cognome bello e lui è così rassicurante che anche le malattie peggiori, dopo che te le spiega lui, ti fanno meno paura.

Mi fermo e respiro, una, due, tre volte, poi Gino mio mi chiama dal balcone e io mi agito di nuovo ma che ci posso fare: io c’ho lui e lui mi devo tenere.

Prima o poi ci faremo compagnia.

Ma, in realtà, mi chiama perché dietro a tutto questo brutto c’è il mare e mi fa: “la senti la tramontana, lo senti che profumo di mare”?

C’è il mare e va bene però, a volte, penso che il mare è il modo che il Signore ha per prenderci in giro, con rispetto parlando, per farci andare bene questa terra. Il mare ci fa fare l’abitudine anche alle cose che non ci piacciono e se non avevamo il mare stavamo un po’ più arrabbiati e qualcosa la facevamo cambiare, non lo so…

C’ha ragione Gino mio che, quando mi metto a pensare, mi perdo e non faccio le cose che devo fare.

L’altro giorno, con la macchina tamponata, stavo accompagnando all’ospedale la mamma e la zia Marietta per le analisi perché sono tutte e due diabetiche e si devono controllare. Quelle fanno a gara: se una cade e si spezza il femore, l’altra si spezza il femore e la clavicola; se una c’ha il diabete, l’altra lo deve tenere più grave; se una tiene la cataratta a sinistra, l’altra se la fa venire a destra.

Tutte e due messe insieme fanno una sola persona, comunque molto malata.

“Se io non servo, tu non vali”, le sento dire sedute accanto sul divano, davanti alla televisione. Gridando, perché una tiene l’orecchio destro sordo e l’altra il sinistro.

Però tutte e due tengono ancora i denti e due facce piene di cose, di anni e di fatti veri.

Le facce c’hanno dietro certe storie che, a volergli credere, solo Dio può raccontare.

Insomma, le stavo portando all’ospedale e vedo che la macchina davanti a me tiene un adesivo dietro e sull’adesivo c’è scritto: “Se ami Gesù, suona il clacson”.

Io il clacson l’ho suonato e uno che stava attraversando si è girato e mi ha, giustamente, detto una brutta parola. Parecchio brutta.

Io il clacson l’ho suonato ma il problema vero è che mi sembra, a volte, che Gesù non ami me, con rispetto parlando.

Gliel’ho detto a Don Gaetano e l’ho fatto arrabbiare.

Si è così arrabbiato Don Gaetano che ad un certo punto ho avuto paura che facesse come Gino mio.

E mi sono subito pentita di questo pensiero perché Don Gaetano è come se fosse una specie di Gesù sulla terra, no? Quindi stavo mettendo Gesù in dubbio per la seconda volta.

Perché Don Gaetano rappresenta Gesù come tu, Paolo mio, rappresenti noi di Lecce, no?

Cioè, una specie di portavoce, no?

No, non voglio dire che tu sei il nostro portavoce, cioè la voce che porti è la tua e non la nostra perché tu dici le cose meglio di noi, questo è certo.

Noi scriviamo il tuo nome sulla cartella, alle votazioni, perché tu parli e dici le cose al posto nostro ma non devi dire i nostri pensieri perché sono troppo semplici e sanno di sugo e, quando ci va bene, di polpette fritte, devi dire i tuoi di pensieri che sono più belli dei nostri.

Poi Don Gaetano mi ha detto che con il mio pensiero su Gesù Cristo stavo per fare peccato mortale.

Secondo il catechismo – mi ha detto – sono necessari a configurare un peccato mortale: 1) azione malvagia; 2) sufficiente riflessione; 3) pieno consenso della volontà.

E io queste cose le avevo, quasi, fatte tutte e tre.

Poi ci siamo messi a parlare del battesimo del piccolo Luigi e abbiamo cambiato discorso.

Il piccolo Luigi, il figlio di Emanuele e della Vanessa.

Hanno deciso di chiamarlo come a Gino mio.

Don Gaetano mi ha avvertito: “digli a Gino tuo che, quel giorno, la messa tutta se la deve sentire e pure la comunione si deve fare, non che fa come al solito che entra i primi cinque minuti e poi se ne va al bar. Non te lo battezzo il bambino, se fa così, sai? E digli di venire a confessarsi”.

Poi, si ferma un attimo, si ricompone il riporto e conclude in gloria: “ E ricordati che dovete pagare la chiesa e che ancora sto aspettando i soldi per la messa dell’anniversario di papà tuo, buonanima che riposi in pace”.

Con quello che mi costa la chiesa per forza deve riposare in pace, papà mio buonanima.

E questo pensiero è un peccato grave ma non mi sento in colpa, questa volta, perché papà mio avrebbe pensato la stessa cosa.

Io, il giorno del battesimo, una signora voglio sembrare.

Voglio scendere le scale di casa mia e incontrare quelle del quarto piano e farle schiattare d’invidia.

Con la Maria Luisa siamo andate al mercato del lunedì, che fanno vicino casa nostra, per cercare qualcosa.

Sai cosa facciamo noi?

Siccome la Maria Luisa sa cucire, prendiamo i vestiti vecchi e cerchiamo di farli uguali a quelli delle foto sui giornali.

E devi vedere come escono belli.

Io tengo l’estro e la fantasia e lei la mano.

Ma come gusti siamo diverse: la Maria Luisa è più sullo stile di Antonella Clerici, perché, la verità, è un poco grezza. Io, invece, saranno state quel poco di scuole serali che ho fatto, sono più raffinata, più come Milly Carlucci, per intenderci.

Però, non puoi dire se sono più belli i vestiti che dice lei o quelli che dico io. È come giudicare i fuochi di Sant’Oronzo: c’è chi dice che è più bella la prima batteria, chi la seconda, chi la terza ma nessuno lo può dire in assoluto perché è una questione di gusti.

La festa di Sant’Oronzo è la festa più bella del mondo. È bella davvero anche se tutti trovano sempre mille difetti ma a me piace tutta: i fuochi d’artificio, la banda, le luminarie, le noccioline, le olive.

Sono quei giorni che, anche se non è domenica, si sente il profumo di paste nell’aria, tutto il giorno.

E che se Gino mio si faceva prendere pure sotto braccio quando ci facciamo il giro delle bancarelle, a me non mi mancava proprio niente nella vita.

E alla fine, la verità, cosa mi manca, Paolo mio?

Il marito è tanti anni che lo tengo e tanto non se ne va ché altri posti non ne ha.

E io neanche.

Ma, la verità, altri posti non ne abbiamo mai cercati.

Dentro di lui stanno tutte le abitudini mie e senza le abitudini mie mi dovrei proprio cambiare  nome sulla carta d’identità.

Se Gino mio non russa, io non dormo.

Tengo due bei figli.

Vabbe’, Emanuele tiene sempre, con rispetto parlando, il fuoco sotto al culo ma che devi fare? Gli stessi occhi del padre tiene e pure i capelli sta perdendo, come il padre.

Povero figlio mio, perde i lavori e perde i capelli con la stessa velocità.

Quello quando era piccolo mi diceva che non c’aveva l’amico immaginario, che parlava solo e basta.

E così è rimasto, Emanuele mio. Pazzo.

La Veronica, anima mia, è una santa che fino a quando non diventa avvocato, di fidanzati non ne vuole.

Ma speriamo che quando si innamora, si innamora bene.

Mamma mia, già le vorrei mettere il cuore nella carta stagnola, come gli avanzi del pranzo, ché so come è fatta quella figlia mia, tutta cuore. E proprio perché è tutta cuore, intera la dovrei impacchettare ma l’alluminio costa troppo e non l’ho segnato tra le cose che devo comprare.

Paolo mio, ho pensato che se mi inviti alla festa di quando ti rieleggono faccio uno strappo, che il Signore mi perdoni, e mi metto il vestito che mi sto cucendo per il battezzo di mio nipote.

Un’ultima cosa.

Mi sono permessa di leggere pure il tuo oroscopo e ho pensato che magari ti faceva piacere saperlo.

SAGITTARIO:

Forse non siete stati abbastanza chiari in questo ultimo periodo e le persone che vi sono vicino hanno un po’ perso lo slancio nei vostri confronti. Non è detto che non possano recuperarlo ma voi dovete fare un passo in più

In questa giornata abbiate la bontà di non parlare in modo oscuro e contorto con chi invece ha un animo semplice e lineare.

Lavoro: Avrete molte di incombenze da non rimandare per non suscitare lo scontento delle persone che ve le hanno commissionate.

Amore: La gelosia potrebbe non portarvi molto lontano in questa giornata.


Salute: Evitate di assumere ruoli di responsabilità e organizzazione quando non vi competono. Trovate tempo per lo svago.

Mi dispiace, lo so che non è molto buono ma, animo, oggi è quasi finito e…

DO_ANI_ UNALTR_GIO_NO.

Undici orizzontale, ventuno lettere.

P.S.

Ma nella foto stanno per tirarti addosso una punizione?

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Informazioni su Simona Toma

Da Questo Libro Presto Un Film. un'esilarante storia d'amore e cinema. dal 31 Maggio in tutte le librerie. ed. Mondadori.
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